Alla fine la montagna ha partorito il proverbiale topolino. Chi si aspettava clamorosi ribaltoni e addirittura la presenza del nuovo proprietario sugli spalti domenica sera è stato costretto a ricredersi. Altro segnale di quanto sia importante esprimersi con equilibrio e senza sbilanciarsi, soprattutto chi svolge un lavoro di responsabilità e dovrebbe avere maggiore rispetto nei confronti di una tifoseria già destabilizzata e spaesata di suo. La notizia del giorno è la fine della trattativa con Cristiano Rufini. E, a dirla tutta, forse è meglio così. Il sottoscritto non cambia idea sull’attuale gestione societaria e non dimentica le promesse non mantenute, le due vergognose retrocessioni di fila, la serie A fatta con Ikwuemesi e gli algoritmi e il no al dialogo con una curva civilissima come quella granata e con parte della stampa locale che ha criticato esclusivamente per amore dei colori granata. Tuttavia ogni opinione personale passa inevitabilmente in secondo piano quando c’è da fare i conti con i dati di fatto. E quando un imprenditore vuole comprare la Salernitana legando gli investimenti ai contributi federali per l’impiego dei giovani, ad allenatori pluri esonerati e al pagamento delle spettanze in base al raggiungimento di categorie superiori allora c’è poco da fare.

Ogni volta che la notizia della cessione di una squadra di calcio arriva prima sui giornali e poi sul tavolo dei notai per la firma del rogito c’è sempre qualcosa che non va. Perché ahinoi – discorso generale – di persone a caccia di pubblicità in passato, a scapito della passione di una piazza calorosa come poche ne abbiamo visti tanti. E, purtroppo, registriamo con amarezza (ma senza sorprenderci) che anche chi manifestava interesse nelle varie interviste non abbia fatto alcun passo concreto in avanti mettendo mano al portafoglio. Siamo alle solite, insomma. Ed è tutto davvero molto triste. Perché al momento abbiamo un playoff che rischia di disputarsi in un clima di disinteresse generale e un proprietario desideroso di farsi da parte ma che, in assenza di interlocutori seri, potrebbe trascinarsi per mesi ridimensionando ulteriormente gli investimenti. Sulla base di questo ragionamento oggettivo riteniamo sia un autogol far passare ora Iervolino come il salvatore della patria o come vittima di chissà quale componente esterna che ha frenato il suo progetto.

Pensare di scendere dalla nave dopo averla presa in A e riportata in C a -17 dalla vetta è troppo comodo e non sarebbe stato giusto. Perché il subentrante non avrebbe potuto contare sui tanti introiti delle categorie superiori e avrebbe dovuto mettere in preventivo da subito una spesa minima di 12-15 milioni di euro. Quale folle lo avrebbe fatto in un momento di crisi economica senza precedenti e con almeno 4-5 realtà professionistiche che rischiano seriamente di sparire? Iervolino, ritrovato l’appoggio degli esponenti rappresentativi del tifo, faccia ora una conferenza stampa aperta a tutti i media locali spiegando quali siano le idee per il futuro. Riscattarsi e riportarci in alto? Garantire la gestione del quotidiano senza spese folli in attesa di compratori? Il consiglio non cambia: farsi affiancare da un uomo di calcio che assorba le pressioni della piazza e che sappia vincere senza dilapidare un patrimonio. E questo passa anche dall’esonero di chi ha fatto danni a iosa eppure mantiene il proprio posto. C’è ancora tempo per ricucire lo strappo, per tornare a parlare solo di calcio, per trasformare insofferenza in entusiasmo. La piazza ha fatto un importante passo in avanti per il bene comune, ora dipenderà tutto solo da Iervolino.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 17 aprile 2026 alle 00:01
Autore: Maurizio Grillo
vedi letture
Maurizio Grillo
autore
Maurizio Grillo
Editorialista dal 2024