Carico, motivato, per nulla scalfito dall’inattività che – ci tiene a precisare – “è durata due anni, non quattro. E non mi sento affatto vecchio: Gasperini, Spalletti e Sarri sono miei coetanei, mi pare se la cavino ancora bene”. Nella conferenza stampa di presentazione, Serse Cosmi batte sul tema dell’attaccamento alla maglia e del senso di responsabilità. Queste le sue prime dichiarazioni: “Non voglio esprimermi come tanti allenatori e giocatori che parlano di "coronamento di un sogno", non mi piacciono le frasi fatte. Però vi posso assicurare che ogni volta che venivo qui da avversario dicevo ai miei collaboratori che lavorare a Salerno sarebbe stato veramente gratificante.

Quando è arrivata la chiamata ho avvertito una scarica di adrenalina pazzesca, è una bella sfida che prendo con enorme entusiasmo. Devo ringraziare la proprietà perchè il cavallo di razza deve morire in pista e avevo una voglia incredibile di tornare ad allenare. Vi assicuro che mi sento più carico di quanto immaginassi, come se avessi interrotto l'ultima esperienza lavorativa ieri ripartendo dal posto migliore possibile. Ora ho un pizzico di saggezza in più senza perdere la mia irrazionalità. Ho fiducia in me stesso e in questa città. Salerno dà tanto, girando per l’Italia ho avuto conferma di quanto la tifoseria granata sia considerata un esempio di passione.

Non ho chiesto impegno, ma dedizione. E' un concetto più importante. Voglio sacrifici personali costanti, con forma profonda di attaccamento che va oltre il dovere. In una parola è racchiusa la mia mentalità ed è quello che pretenderò da ogni singolo calciatore. Chi non capisce il momento e quanto sia privilegiato a indossare la maglia granata non gioca. La gente ora non è soddisfatta e lo esprime con forza, ma questo è sinonimo di un amore incondizionato".

Cosmi si proietta al futuro con uno sguardo al presente: “A Perugia, in serie A, iniziai la preparazione con lo stesso modulo di Arezzo, però vedevo che c'erano situazioni che non mi convincevano e me ne accorsi proprio contro la Salernitana in coppa Italia. Sono sempre gli interpreti a determinare il gioco. Dopo l'esordio con il 4-4-1-1, su suggerimento di Materazzi, pensammo alla difesa a tre. Affrontammo la Lazio, perdemmo ma disputammo una prova di altissimo livello e per tre anni ho adottato il 3-5-2. Secondo me possiamo farlo bene anche noi. Lavorerò sui mediani, visto che Capomaggio è stato utilizzato anche come difensore centrale.

Non siamo a un punto del campionato in cui mi posso permettere esperimenti, per me deve giocare in un solo ruolo. Con il nuovo allenatore tutti si vogliono mettere in mostra perchè si sentivano messi da parte. Ma se ora mi soffermo sulla tattica viene meno il discorso della dedizione. In campo vanno gli uomini, anzitutto. La formazione viene dopo. Essere terzi non vuol dire non sia stato fatto un buon lavoro, le impressioni sono migliori rispetto a quanto mi aspettassi. Torno in C, categoria in cui mancavo dal 1999, e vi assicuro che mi sembra di allenare strutturalmente e fisicamente calciatori di categoria superiore. E' un gruppo di qualità e non siamo poi così distanti, per valori, da Benevento e Catania. Non spetta a me dire perchè siamo terzi, io voglio fare il meglio possibile e vincere le partite. Credo che ci siano le potenzialità per finire la stagione meglio. Ora devo capire dov'è la fregatura: sono forti, hanno fisicità, ci sarà forse un po' di polvere sotto il tappeto e toccherà a me capire cosa non abbia funzionato”.

 Cosmi chiosa così: “Ne ho fatti tanti di playoff nella mia carriera, ma questi sono una mattanza. 28 squadre, un percorso lunghissimo. La Salernitana è distante dall'obiettivo che si era prefissata, ma abbiamo un vantaggio: utilizzare queste partite non come esperimenti, ma come qualcosa che a livello emotivo ci porterà a giocare gli spareggi alla grande e con una situazione morale forte. Mentalmente sono già concentrato, la componente psicologica conta tanto e chiudere bene la regular season è l’unico modo per ritrovare energia, tifoseria e autostima. I tifosi la dedizione ce l'hanno nel sangue, a differenza di allenatori e calciatori. Voglio attaccamento costante e appassionato che vada oltre l'impegno. Bisogna andare oltre l’interesse personale, voglio di più da tutti. E non deve essere visto come un sacrificio. Nel momento in cui per noi diventa solo un mestiere non saremo mai performanti in campo”.

Sezione: News / Data: Ven 27 febbraio 2026 alle 17:30 / Fonte: la Città
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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