L'ex direttore sportivo della Salernitana Giuseppe Cannella è intervenuto a “TuttoSalernitana”, trasmissione in onda su SeiTv: “È normale che ci sia un po' di tensione per un campionato che non rispecchia gli auspici, questo porta un po' di nervosismo nella comunicazione. Gestire queste situazioni non è mai facile, fra qualche anno magari, con un po' di esperienza in più, non si riterranno così aggressive certe dichiarazioni. Le situazioni che si creano ti portano a essere un po' più aggressivo, è normale”.
Su Cosmi
“Lo conosco da una vita, è una persona sanguigna con grande esperienza. Oggi si sente il parere di tutti tramite i social e leggo che non allena da quattro anni. Ricordo che ai miei tempi c'erano Burgnich, Sonetti, ogni volta si ricorreva all’esperienza. Posso dire che quando uno sta fermo da anni non vede l'ora di rientrare e in quella pausa riflette, ripercorre la carriera e gli errori, matura di più. Cosmi darà fondo a tutta la sua esperienza e apporterà tanta energia, la trasmetterà di sicuro”.
C'è un problema portiere.
“Quando prendi uno come Donnarumma, che all'inizio ha fatto benissimo… Il portiere deve parare il parabile. Starà a Cosmi dare più tranquillità, perché le parate le sa fare e le ha sempre fatte. Forse gli manca un po' di serenità, ma questo riguarda tutta la squadra, che è stata chiamata a ottenere subito risultati. Questi non sono arrivati e si ripercuote un po' su tutti. Anche lui ha pagato dal punto di vista mentale e non si è fatto trovare pronto, ma riguarda tutta la squadra”.
Sarebbe utile il mercato degli svincolati?
“Siamo nella fase finale del campionato, serve tempo per l’adattamento. La saggezza di un tecnico che porta entusiasmo, sperando sia aiutato dai risultati, può dare serenità a un portiere che deve parare il parabile. Poi siamo in C e ci sono le categorie. Il portiere deve farsi trovare pronto quando chiamato in causa, ma tutti possono incorrere in qualche incidente di percorso. Oggi bisogna lavorare sulle certezze di ogni atleta, serve tranquillità mentale e libertà dagli obblighi. Quando si mette l’allenatore sulla graticola per tante settimane, anche il giocatore va in campo e, se sbaglia, la colpa ricade sul tecnico. Ora non c’è più questa variante: tutti devono capire che si riparte e che sono in discussione”.
La squadra costruita ad agosto meritava di lottare per il primo posto?
“Penso che Faggiano si sia affidato a un gruppo di calciatori indicati dall’allenatore, visto che è un tecnico che lavora molto sulla tattica. Questo gli facilitava il lavoro. Una proprietà che viene da una doppia retrocessione forse doveva costruire una squadra con più identità da categoria superiore e ragionare partita dopo partita, lavorando sull’intensità settimana dopo settimana. Salerno è una piazza ambita per la storia, il pubblico e per gli impegni economici. Mi auguro che Serse possa dare la svolta e che la Salernitana sia protagonista nei playoff. Mi chiedo però quanti giocatori in rosa possano fare la Serie B. Credo sia un vantaggio che un allenatore come Cosmi sia stato fermo: sicuramente lo avranno chiamato altre squadre, ma accettare la C a Salerno è quasi come fare la B. Quando sei fermo non vedi l’ora di rientrare e durante la sosta puoi riflettere su ciò che poteva essere e non è stato. Sicuramente trasmetterà entusiasmo”.
Sulla comunicazione della società
“In generale Cosmi deve blindare il gruppo e pensare al prodotto, cercare il miglior risultato possibile senza farsi distrarre dalle polemiche esterne. Salerno deve tenere presenti i tifosi, ma capisco l’amarezza di una proprietà che fa di tutto, forse anche sbagliando, dal punto di vista economico. Parliamo di persone che non hanno una grande storia calcistica ma cercano di fare il possibile. Dopo le delusioni della Serie A, forse è stato più un danno centrare due salvezze per poi gestire il tutto senza affidarsi a figure mature ed esperte nella comunicazione. Questo è mancato. Oggi però non bisogna guardare a quello che poteva essere e non è stato”.
Sul rapporto tra ds e allenatore
“È capitato anche a me. Ti accorgi che poteva andare diversamente, ma non è facile dare le dimissioni perché dentro di te nasce la voglia di rivalsa e di riportare la barca in acque sicure. Gli errori si fanno, ma capitano anche cose belle. Nel calcio la cosa più importante è il vissuto e l’esperienza: se ne fai tesoro e la trasmetti, diventa oro colato”.
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