Primi di aprile del 2022, l'effetto Nicola pareva non funzionare a Salerno e la Salernitana stazionava in fondo alla classifica reduce com'era da un solo punto conquistato nelle ultime cinque partite di campionato. All'orizzonte per la Bersagliera si stagliavano due sfide consecutive in trasferta, dove la prima di esse, a Genova contro la Sampdoria, rappresentava davvero l'ultima spiaggia che compariva tra le onde di un mare burrascoso. Dopo la gara di Marassi ad attendere il club di Iervolino vi era proprio la trasferta di Udine, primo di due recuperi che, più di ogni altro fattore, di lì a poco si sarebbero rivelati decisivi per dare corpo e sostanza alle ambizioni di salvezza. Due trasferte ostiche contro avversari che sopravanzavano i granata in classifica e che sarebbero state seguite dal match casalingo che avrebbe opposto Salernitana e Fiorentina, due partite da non fallire con il solo obiettivo di conquistare l'intera posta in palio. Filotto doveva essere e filotto è stato, con nove punti conquistati sui nove disponibili e per i tifosi del cavalluccio marino si materializzava così d'improvviso la possibilità di restare in serie A proprio allorquando ogni speranza sembrava razionalmente svanita.
Quante analogie fino a quel punto tra quella stagione iniziata tra fantasmi e paure di fallimento e conclusasi con un trionfo assoluto e questa sventurata annata 2023/24 che, di nuovo agli albori di marzo, mette la squadra campana dinanzi ad un vero e proprio bivio. Tornando al triste presente il calendario riserva alla Salernitana, ora come allora, due trasferte da vincere assolutamente, solo che stavolta l'Udinese giunge per prima e a seguire vi è l'ostico viaggio in terra sarda per affrontare il Cagliari del veterano di lungo corso Ranieri. Il ritorno all'Arechi, qualora realmente fosse avvenuta la piena resurrezione granata, sarebbe anche qui di quelli da non toppare per qualsivoglia ragione al mondo e vedrebbe sbarcare all'ombra del castello Arechi il Lecce di d'Aversa, tutt'altro che tranquillo. Anche in questo momento servirebbero solo ed esclusivamente sei punti fuori casa da incamerare per poi portare trentamila spettatori allo stadio per sostenere la Bersagliera e completare il capolavoro superando gli ostici giallorossi, in crisi però di risultati nell'anno solare corrente. Ora o mai piu' per gli uomini di Fabio Liverani, scendere in campo per la vittoria con la consapevolezza, però, che in questo caso la società capitanata dal Duo Iervolino-Sabatini non potrà contare su due partite da recuperare, prospettiva che funse esattamente da detonatore rianimando calciatori che stavano manifestando l'idea di gettare anzitempo la spugna.
Qui, però, terminano quasi d'incanto tutte le analogie tra la stagione 2021/22 e la stagione 2022/23 e sempre più a sbarrare voli pindarici e sogni faraonici ci starebbe pensando la dura ed inesorabile realtà di una graduatoria pressoché compromessa. Rispetto al 2022 oggi siamo al cospetto di tutt'altra Salernitana, dal momento che a diversi salvare non è una squadra che aveva visto giungere rinforzi validi a gennaio e che non aveva smesso mai di credere in una memorabile impresa da scrivere sui libri di storia calcistica. In questi nostri giorni abbiamo un insieme di giocatori mai divenuti un vero gruppo, una rassegnazione inaccettabile a subire un triste epilogo stagionale e, infine, un pubblico che spesso contesta ed intona cori forti contro atleti dai quali non si sentirebbe rappresentato affatto. Domani contro l'altalenante ma tosta Udinese di Cioffi è a tutti gli effetti un bivio per la Salernitana perché delle due l'una: o soccombere in terra friulana lasciando i tre punti ai bianconeri e con essi ogni residua minimale speranza di permanenza in A oppure scuotersi e rinascere dalle ceneri nel solo modo in cui conta ed è utile farlo, ovvero sudando e, soprattutto, vincendo sul campo di gioco. I padroni di casa friulani venderanno carissima la pelle dinanzi ai propri sostenitori e cercheranno la vittoria per mettere una seria ipoteca sull'obiettivo salvezza anticipata rispetto alla presumibile bagarre di fine giornata.
Liverani sembrerebbe, e mai di più il condizionale qui sarebbe d'obbligo, orientarsi ad intervenire radicalmente sul modulo di gioco granata, proponendo sul rettangolo verde nuovamente una linea difensiva a quattro elementi, composta, da destra verso sinistra, da Zanoli, Pasalidis, Manolas e Bradaric, gli unici V disponibili nel ruolo. A centrocampo sarebbe, invece, varato finalmente uno schieramento che prevederebbe tre elementi, tra le linee avversarie andrebbe ad agire il trascinante e sempre verde Antonio Candreva, mentre davanti a tutti troverebbe spazio un tandem offensivo composto da due punte vere. Ora o mai più bisogna provare a cambiare pelle e spartito tattico per andare a riempire l'area dell'Udinese e mettere la sfera alle spalle di Silvestri, magari agognando un clean sheet che non si registra per Ochoa e compagni da tempo immemore.
L'auto granata è ferma, con il motore acceso, all'imbocco di questo bivio pronta a prendere l'una o l'altra strada, la prima potrebbe dritti in cadetteria passando per una lunga e dolorosa agonia e la seconda aprirebbe le porte ad un sogno, ad una speranza che tanto la tifoseria salernitana meriterebbe di poter cullare nel segno della prima lettera dell'alfabeto italiano. I calciatori ed il tecnico Liverani scelgano dove voler andare domani in Friuli e, nel farlo, pensino a quanti cuori granata soffrono per la propria amata. I problemi difensivi, le difficoltà del centrocampo di fare gioco e il dubbio in attacco in merito a chi, tra Dia e Simy, affiancare al prode Weismann passano in secondo piano, tutto deve essere posposto al volere fortemente il successo. Volli, sempre volli, fortissimamente volli.
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