L'ex centrocampista della Salernitana Leonardo Capezzi, tra i protagonisti della promozione in Serie A dei granata nel 2021, è intervenuto a 'TuttoSalernitana', trasmissione in onda su SeiTv: "Vincere i playoff? Non c'è una formula magica, è una competizione difficilissima, un mini torneo, come un Mondiale. Tra chi entra prima e chi entra dopo, si gioca ogni tre giorni, è davvero complicato. L'aspetto primario è quello fisico, di come arrivi e come li affronti, e poi serve un organico lungo perché iniziano i primi caldi, siamo a fine stagione e i giocatori hanno molte partite sulle gambe. Giocando ogni tre giorni l'allenatore deve essere bravo a cambiare interpreti senza abbassare il livello della squadra. L'aspetto mentale e psicofisico e la rosa lunga fanno la differenza".
Ci sono tante squadre insidiose.
"Ci sono squadre forti con organici importanti, aggiungo anche l'Atalanta Under 23: ha gamba e buoni giovani, ci arrivano spensierati. Noi a Carrara abbiamo faticato tantissimo contro la Juventus Under 23, è stato lo scoglio più difficile: una squadra giovane che recupera più velocemente. Bisogna approcciare bene le partite e restare sempre in gara. La Salernitana deve compattarsi con la tifoseria, in casa lo stadio deve fare la differenza. Non è male entrare come terza: le seconde hanno delle agevolazioni ma il periodo di inattività è lungo. Come terza stai fermo due settimane e poi entri, e non è male".
Pregi e difetti del centrocampo della Salernitana?
"È una squadra importante ed esperta, come il centrocampo con giocatori importanti per la categoria. Con il cambio di allenatore la squadra sta crescendo settimana dopo settimana. È un centrocampo che mi piace, come tutta la squadra. Deve approcciare bene la prima partita, poi puoi crescere gara dopo gara e prendere consapevolezza. Il primo approccio è fondamentale".
È un bene non partire subito e saltare le prime due gare o è peggio perché affronti squadre già in ritmo?
"Stare troppo fermi non va bene, le seconde entrano troppo tardi, dopo quasi un mese. Le settimane sono lunghe, quando stacchi poi non è semplice riaccendere la testa. Entrare da terzi non è male. A Carrara siamo entrati come miglior terza: due settimane vanno bene per recuperare anche qualche acciacco, passano veloci ed è positivo".
Quale può essere il punto forte e il punto su cui lavorare per la Salernitana?
"Il punto forte è mettere dentro Lescano, la squadra è importante, poi fa la differenza l'aspetto psicologico. Se parti così così, poi Salerno è una piazza importante e non è come fare un playoff da un'altra parte. Devono girare tutti i fattori all'unisono. Vedo però una squadra completa, senza anelli deboli".
La squadra costruita col trust è stata sottovalutata?
"È tangibile, basta vedere Ruggeri e poi Zortea ceduto a 9 milioni, poi c'era Coulibaly, c'era Bonazzoli che è un attaccante di livello altissimo. Era una rosa importante, i giocatori si dovevano ancora fare forse, c'era anche Luca Ranieri. C'erano belle fondamenta e valori".
Dopo la promozione in A, cosa si prova a vedere ora la Salernitana in C?
"Fa strano, è una piazza da alta Serie A. Sembra un incubo se lo raccontavi. Iervolino ha investito tantissimo ed è impensabile, ma nel calcio non c'è una medicina che ti fa fare le cose per bene. C'è il campo: puoi anche essere bravo a gestire le migliori aziende del mondo ma il calcio è un'altra cosa. Difficile da spiegare, ma può capitare. Il tempo però riporterà la Salernitana dove merita. Il Girone C è davvero tosto, il Benevento ci ha messo tanti anni per riprogrammare: non basta costruire una squadra per vincere, servono programmazione e tempo".
Perché hai accettato Sorrento?
"Venivo da 6-7 mesi di inattività, ero fuori rosa a Carrara. Il mercato di gennaio è stato difficile: se non giochi perdi appeal. C'è stato qualche interessamento di squadre importanti che non si è concretizzato. Poi è arrivata la proposta del Sorrento e ho scelto di andare ad aiutare questi ragazzi a raggiungere l'obiettivo, rimettendomi in gioco. Ho altri due anni di contratto. Ritorno a Salerno? Mai dire mai, ora ci vivo perché ci alleniamo ad Angri e sono tornato in una città bellissima in cui sono stato benissimo. Anche questo mi ha stimolato ad accettare Sorrento. Ho lasciato bei ricordi e amici".
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