La pesante sconfitta casalinga contro il Palermo è solo l'ultimo capitolo di una stagione disastrosa che sta trascinando la Salernitana verso un epilogo che ha il sapore della tragedia sportiva. A sette giornate dal termine, i granata si trovano a -4 dalla zona salvezza e a -2 dai playout, numeri che fotografano impietosamente una crisi profonda e sistemica.
Il tracollo dirigenziale: l'assenza che pesa
Danilo Iervolino. Il patron, che nei giorni scorsi ha versato 10 milioni nelle casse societarie, brilla per la sua assenza in uno dei momenti più critici della recente storia granata. Un disimpegno che va oltre la semplice lontananza fisica e che si è tradotto in scelte di mercato al ribasso, rifiutando l'acquisto di giocatori di spessore che avrebbero potuto dare ossigeno a una squadra asfittica.
All'Arechi, teatro dell'ennesima disfatta, erano presenti l'AD Maurizio Milan e il Presidente Roberto Busso, costretti a tenere a rapporto i calciatori dopo il triplice fischio in un disperato tentativo di scuotere un ambiente ormai rassegnato. Un intervento che ha solo ritardato le interviste post-partita, senza ancora offrire soluzioni concrete a un problema che affonda le radici nella gestione societaria degli ultimi due anni.
Il fallimento tecnico: dalla Serie A all'inferno
La retrocessione dalla Serie A doveva rappresentare un punto di ripartenza, non l'inizio di una caduta libera. Invece, la gestione sportiva ha inanellato una serie di errori madornali:
Smantellamento senza ricostruzione: i proventi delle cessioni di Dia e Tchaouna non sono stati reinvestiti in acquisti all'altezza, idem con i fondi del paracadute, lasciando la squadra tecnicamente monca e impoverita.
Un mercato di scommesse perse: Petrachi, con le mani legate dai vincoli di bilancio e dai niet del patron, è stato costretto a costruire la squadra puntando su parametri zero, esuberi di altre società e giocatori in fase di recupero da infortuni, una strategia che ha prodotto un fallimento su tutta la linea. Valentini, subentrato a gennaio, è riuscito nell'impresa di fare persino peggio, dichiarando pubblicamente di avere fondi a disposizione ma rinunciando a profili interessanti nell'ultima giornata di mercato con la surreale giustificazione che "la squadra andava bene così" - un'affermazione che suona come una beffa alla luce dei risultati disastrosi. E non è riuscito a cedere i numerosi esuberi della squadra.
Il valzer degli allenatori: dall'esonero di Martusciello alla soluzione interna Colantuono, fino all'arrivo di Roberto Breda, ogni cambio in panchina ha peggiorato la situazione invece di migliorarla.
Le parole di Breda dopo la sconfitta col Palermo – "La situazione odierna non è diversa rispetto a quella di quando sono arrivato" – rappresentano un'autodenuncia di incapacità tecnica e gestionale. Accolto con grandi speranze e dall'affetto della piazza, il tecnico ha avuto la possibilità di plasmare la squadra nel mercato di gennaio, puntando su calciatori che conosceva, ma insieme al DS Valentini ha finito per indebolire ulteriormente una rosa già traballante.
Le sue scelte, il suo atteggiamento e le sue sostituzioni lo hanno posto ripetutamente sul banco degli imputati, con una posizione che appare ormai insostenibile. La sua gestione non ha dato né identità né solidità a una squadra che appare smarrita tatticamente e mentalmente.
I numeri del disastro
I dati parlano con la crudezza dei fatti: nell'anno solare 2024, la Salernitana ha disputato 40 partite di campionato, raccogliendo la miseria di 4 vittorie a fronte di 25 sconfitte. La difesa è un colabrodo con 74 reti subite. E in questi primi mesi del 2025 la situazione non è certo migliorata. Un'emorragia di punti e di gol che ha trasformato una squadra che solo due stagioni fa militava in Serie A in una candidata alla doppia retrocessione.
Il tradimento di una passione
In questo scenario desolante, l'unica luce resta la tifoseria granata, capace di un amore incondizionato che merita ben altro trattamento. Quel "sinallagma d'amore" tra la Salernitana e i suoi sostenitori è stato tradito da una gestione che ha anteposto il risparmio alla competitività, il disimpegno alla passione.
Le parole dell'allenatore del Palermo, Dionisi, suonano come una beffa: "La Salernitana non è inferiore a noi per certi aspetti. Per tre anni ho allenato il capitano della Salernitana che giocava in Serie A, giusto per dire." La realtà è che questo potenziale è stato sciupato da scelte scriteriate.
L'ultima chiamata
A sette giornate dalla fine, la situazione è drammatica ma non ancora matematicamente compromessa. Serve però un cambio di rotta radicale, a partire dall'assunzione di responsabilità da parte di Iervolino e dalla revisione delle scelte tecniche. Il rischio di precipitare nell'inferno della Serie C è reale, e rappresenterebbe un colpo mortale per una piazza che merita ben altri palcoscenici.
La Salernitana è a un bivio: pochi allenatori a questo punto sarebbero disposti legare il proprio nome a una retrocessione che appare sempre più probabile. Non resta che richiamare immediatamente Martusciello, l'unica soluzione credibile per raccogliere le ultime energie in un disperato tentativo di salvezza che preservi almeno l'orgoglio e la dignità della maglia granata. Ma c’è un ostacolo: il direttore sportivo Marco Valentini, secondo indiscrezioni, si sarebbe fermamente opposto al ritorno del tecnico ischitano, trincerandosi dietro una tenace difesa di Roberto Breda. Considerando le sue evidenti responsabilità nell'allestimento di una rosa inadeguata e il suo stretto legame professionale con l'attuale allenatore, a questo punto sarebbe più coerente se decidesse di dimettersi, consentendo così alla società di richiamare anche Petrachi. L'ipotesi di un doppio esonero - tecnico e dirigenziale - sarebbe non solo logica ma necessaria per dare un autentico segnale di discontinuità.
Non si può più tergiversare ulteriormente, né accettare passivamente un tracollo che rischia di cancellare con un colpo di spugna anni di sacrifici, conquiste e passione incondizionata. È giunto il momento delle decisioni irrevocabili e del coraggio: la palla passa ora alla società e alla squadra, con una tifoseria che non si accontenta più di promesse o parole al vento. Salerno non merita questo oltraggio: esige risposte immediate, ma soprattutto azioni concrete che possano scongiurare un disastro sportivo ormai alle porte.
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