Si chiude la regular season e, pur essendo passate 38 giornate, ancora oggi facciamo fatica a capire quale sia la vera Salernitana. Al netto di lacune palesi in quasi tutti i reparti e dell’inadeguatezza tecnica di calciatori che farebbero fatica anche in categorie inferiori, è evidente che questa squadra sia “dottor Jekyll e mister Hyde”, al punto che neppure uno scafato come Cosmi riesce a darsi una spiegazione. “Eravamo stati capaci di dominare per 40 minuti e di portarci sullo 0-2 senza soffrire, poi ci siamo complicati la vita gestendo malissimo gli ultimi 30 secondi. La rete del Foggia poteva crearci problemi. Se non correggiamo certi difetti rischiamo di patire molto nei playoff” in estrema sintesi il pensiero del mister, bravissimo a rianimare un gruppo che sembrava totalmente smarrito e destinato a chiudere la stagione senza sussulti e con tanta negatività interna. Oggi, invece, ci proiettiamo ai playoff con prospettive diverse. Intendiamoci: le possibilità di vincere gli spareggi sono ridotte al lumicino e riteniamo che ci siano tante squadre superiori alla Salernitana per gioco e organico, ma quantomeno sembra scongiurato il pericolo di essere una semplice comparsa. A patto però che la Bersagliera decida cosa voglia fare da grande.  Perché la Salernitana di quest’anno è una squadra in grado di conquistare 10 vittorie in campo esterno in un girone complicatissimo sotto il profilo ambientale salvo poi beccare 5 reti dal Potenza, soccombere in casa col Monopoli con un tiro da 50 metri e di soffrire contro Latina, Picerno e Altamura che sono formazioni ben organizzate, ma decisamente modeste.

E poi c’è la curiosa statistica sui risultati: ben 17 successi su 20 sono arrivati di “corto muso”. E in questo caso l’interpretazione è doppia. Perché da un lato non c’è mai stata la capacità di dominare l’avversario, dall’altro si evidenzia la voglia di crederci fino alla fine segnando tanti gol in zona Cesarini. Un autentico mistero. A cosa aggrapparci per sognare il miracolo sportivo? Anzitutto all’allenatore. Cosmi, nelle gare secche e col suo carisma, può essere una garanzia. Poi ai tifosi. Perché Salerno e la sua provincia sanno creare un clima magico ogni volta che arriva il momento decisivo. Proprio per questo sposiamo l’appello del mister: basta divieti di trasferta, basta porte chiuse. Nel rush finale ogni componente può fare la differenza e la Salernitana è tra le pochissime a trarre vantaggio dalla spinta del dodicesimo uomo. Se si chiudessero le porte dei settori ospiti sarebbe una penalizzazione inaccettabile. E poi vogliamo sperare che quei pochi giocatori realmente forti possano fare la differenza come raramente accaduto nella regular season. Achik, Lescano, Ferrari, Ferraris, Antonucci, Inglese è attacco potenzialmente super per la C, che può risolvere le partite in qualunque momento. Quel che preoccupa sono gli altri reparti, laddove ci aggrappiamo all’esperienza di Golemic, alle sgroppate di Villa, alla crescita esponenziale di Cabianca e al factotum Gyabuaa per evitare brutte figure ed eliminazioni precoci.

Arrivare agli spareggi con entusiasmo, ma senza l’etichetta della super favorita e con le luci dei riflettori puntate su Brescia, Catania e Ascoli può essere comunque un piccolo vantaggio. Chiudiamo con un focus sul caso Rocchi. Si sta parlando tanto, e spesso a sproposito, di un’Inter favorita e di una serie di decisioni che avrebbero falsato l’esito dei campionati. Addirittura qualcuno ha parlato impropriamente di una nuova calciopoli, senza nessun indagato dell'Inter o di altra società. Non entriamo nel merito, rispetto ad altri colleghi di caratura nazionale preferiamo commentare i fatti e le sentenze senza addentrarsi in analisi spesso avulse dalla realtà e dettate dal proprio tifo personale. Tuttavia ci chiediamo dove fossero tutti questi moralisti e giustizialisti quando la Salernitana perdeva in casa con la Sampdoria e Doveri riceveva il massimo dei voti dopo aver negato un rigore netto ai granata convalidando la rete ospite viziata da fallo di mano. Fino a quando alcune notizie andranno sulle prime pagine con titoloni a sproposito mentre per altre vicende ben più gravi non ci sarà spazio nemmeno per un trafiletto non cresceremo mai. L’eliminazione della Nazionale dal mondiale per la terza volta di fila è la fotografia di un calcio folle, poco credibile e che allontana la gente dagli stadi. E spesso la stampa ci mette uno zampino tristemente decisivo.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 01 maggio 2026 alle 00:01
Autore: Maurizio Grillo
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Maurizio Grillo
Editorialista dal 2024