Il tempo della pazienza è ufficialmente scaduto. Per la Salernitana e, soprattutto, per il suo presidente Danilo Iervolino, non esistono più vie di mezzo, giri di parole o progetti di "ridimensionamento sostenibile". Dopo tre campionati fallimentari consecutivi – una discesa agli inferi sportiva che ha visto svanire l'entusiasmo della Serie A fino a sprofondare nella terza serie – l'unico obiettivo tollerabile per la stagione alle porte è la vittoria. Netta, immediata, senza play-off di mezzo. La Salernitana ha l'obbligo assoluto di vincere la Serie C.

Per capire la rabbia e la frustrazione della piazza salernitana, bisogna riavvolgere il nastro degli ultimi trentasei mesi. Tre stagioni calcistiche caratterizzate da una gestione societaria caotica, scelte tecniche incoerenti e una totale assenza di programmazione a lungo termine. Ciò che fa più male alla tifoseria non è solo la doppia retrocessione, ma il modo in cui è maturata. Si è passati dai fasti della storica salvezza in Serie A e dai sogni di un consolidamento nella massima serie (promessi a gran voce al momento dell'insediamento della nuova proprietà) a una sfilata interminabile di direttori sportivi, allenatori esonerati e richiamati, e rose extra-large imbottite di scontenti. Tre anni di svalutazione del patrimonio tecnico, di teatrini di mercato e di scollamento totale tra la dirigenza e la città. L'entusiasmo travolgente dell'Arechi è stato progressivamente anestetizzato da prestazioni imbarazzanti e da una gestione comunicativa spesso irritante.

Danilo Iervolino era arrivato a Salerno come il salvatore della patria, l'uomo della provvidenza digitale e finanziaria capace di liberare il club dal trust. Oggi, quel credito è completamente esaurito. Il presidente si trova davanti al bivio più importante della sua gestione: rassegnarsi al declino o dimostrare, con i fatti e con il portafoglio, di voler rimediare agli errori del passato.

La Serie C è una palude calcistica. Chi pensa che il blasone basti per risalire commette un errore fatale (la storia recente di piazze come Bari, Palermo o Catania lo dimostra). Per vincere la C serve una corazzata. Servono investimenti mirati, giocatori di categoria abituati alla battaglia e, soprattutto, un management sportivo che conosca a menadito i campi di provincia, dove il fioretto non serve e serve solo la sciabola.

Iervolino non può e non deve nascondersi dietro la retorica dell'autofinanziamento. Se la Salernitana si trova in questa categoria, la responsabilità primaria è delle scelte avallate dalla sua presidenza. Di conseguenza, è suo dovere economico e morale finanziare una campagna acquisti che non lasci spazio a interpretazioni: la Salernitana deve essere la favorita assoluta del suo girone.

C'è un patrimonio che a Salerno non è mai retrocesso: la sua gente. Anche nei momenti più bui, la Curva Sud Siberiano e l'intero popolo granata hanno dimostrato una dignità e un attaccamento alla maglia rari nel panorama calcistico italiano. Una tifoseria da Serie A, costretta ad assistere a tre anni di sofferenze sportive.

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Sezione: Primo Piano / Data: Sab 06 giugno 2026 alle 18:00
Gaetano Ferraiuolo
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Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024