Caro Mister Breda,
ti scrivo non solo da tifoso, ma anche da mental coach, perché in un momento come questo, più che sulle gambe e sulla tattica, è sulla testa dei giocatori che bisogna lavorare. La Salernitana, oggi, non è semplicemente una squadra che fatica a fare punti: è una squadra che sembra aver smarrito la convinzione di poter cambiare il proprio destino.
Il pareggio di Bari non ha portato con sé il segnale di una squadra in crescita, ma piuttosto l’ennesima conferma di una squadra che si lascia vivere la partita senza dominarla, come se il suo destino fosse già scritto. Un’occasione sfruttata a metà, un risultato che non cambia né la classifica né l’umore della piazza. Ma quello che preoccupa di più, più della posizione in classifica, è l’atteggiamento mentale dei giocatori, un misto di rassegnazione e prudenza che li porta a giocare col freno a mano tirato, incapaci di azzannare la partita nel momento decisivo.
E qui entri in gioco tu, Mister. Non con la tattica, ma con la leadership. Il modo in cui parli ai tuoi giocatori, il messaggio che trasmetti loro, può fare la differenza tra la salvezza e la retrocessione. Ed è proprio qui che, fino ad ora, qualcosa non ha funzionato.
Dopo Bari, la tua frase – “Ricordiamoci che siamo penultimi, fare i fenomeni non serve” – è stata una stilettata alla speranza. Hai detto la verità, certo. Ma nel calcio, soprattutto quando si lotta per la sopravvivenza, la verità non basta. Il tuo compito non è ricordare ai tuoi giocatori la loro fragilità, ma convincerli che possono andare oltre i propri limiti. Le tue parole, più che trasmettere consapevolezza, hanno rafforzato la paura. E se un calciatore scende in campo pensando di dover solo contenere, di non poter osare, difficilmente avrà il coraggio di vincere.
Basta guardare come parlano i tuoi colleghi, allenatori di squadre che, come la tua, stanno lottando per non retrocedere. Fabrizio Castori, per esempio, dopo una partita complicata ha dichiarato: “Abbiamo disputato un’ottima partita contro una delle squadre più forti del campionato. Non ci siamo accontentati di pareggiare: siamo andati in vantaggio e potevamo anche raddoppiare. Ciò che abbiamo fatto ci deve spingere a dare ancora di più nelle prossime partite senza sentirci già arrivati.”
Queste parole sono ossigeno puro per i suoi giocatori. Castori non minimizza le difficoltà, ma sposta subito l’attenzione su ciò che di positivo è stato fatto. Sottolinea i progressi, rafforza la fiducia, trasmette il messaggio che la squadra può e deve dare ancora di più. Ed è esattamente questo il tipo di comunicazione che in questo momento manca alla Salernitana.
Anche Bianco, allenatore del Frosinone, anch’esso invischiato nella zona rossa, non lascia spazio alla rassegnazione: “Stiamo insistendo a creare le condizioni per trovare i gol. A me piacerebbe che loro tirassero di più verso lo specchio. Dobbiamo fare in modo che queste caratteristiche vengano valorizzate.”
Bianco sta facendo esattamente l’opposto di quello che hai fatto tu. Non si focalizza sul problema, ma sulla soluzione. Non dice che la sua squadra si accontenta, ma la spinge a migliorarsi. Sembra un dettaglio, ma non lo è. Perché le parole che un allenatore usa non restano semplicemente negli spogliatoi: entrano nella testa dei giocatori, condizionano il loro approccio, definiscono il loro stato mentale quando scendono in campo.
E allora, Mister, la vera domanda che devi farti non è se la tua squadra sia abbastanza forte per salvarsi. La domanda è: credi davvero che i tuoi giocatori possano farcela? Se la risposta è sì, allora devi essere il primo a trasmettere questa convinzione. Perché se non ci credi tu, non ci crederanno nemmeno loro.
Hai ancora il tempo per cambiare marcia, ma serve un cambio di mentalità radicale. Non basta più chiedere prudenza, bisogna trasmettere coraggio. Non serve più sottolineare la classifica, bisogna indicare la via d’uscita. Non è più il momento di contenere, è il momento di osare. E tutto questo inizia da te.
Perché la prima partita da vincere, prima ancora di quelle in campo, è quella nella testa dei tuoi giocatori.
E la battaglia mentale per la salvezza, Mister, inizia dalle tue parole.
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