Samuele Neglia attaccante di proprietà del Bari, in prestito alla Fermana, ieri è stato l'ospite della dodicesima puntata della nostra rubrica 'Due chiacchiere con...'. Con il bomber torinese abbiamo parlato di tutto: dalla sua esperienza nel settore giovanile della Salernitana, della Lega Pro e della situazione covid-19 che ancora oggi, purtroppo, sta tenendo sotto scacco il nostro Paese. A seguire trovare un sunto dell'intera intervista.
Salve Samuele, come stai trascorrendo le tue giornate?
"Cerco di organizzarmi al meglio: la mattina studio un po', il pomeriggio mi alleno così non perdo la forma fisica. Ogni giorno sul gruppo whatsapp della squadra il preparatore ci manda un programma di lavoro specifico. Facciamo quel che si può".
Quando si potrà tornare a giocare?
"Non ho idea. E' difficile pensare a una cosa del genere perché siamo distratti, in senso negativo, da questa brutta emergenza. Io vorrei tornare in campo subito, ma non è possibile. Bisogna prima pensare alla salute. Ora come ora è inevitabile che qualsiasi cosa si scelga, scontenti qualcuno. In questi casi bisogna scendere a dei compromessi e virare sul male minore. Ci dobbiamo accontentare tutti".
Sei a favore di un possibile 'taglio degli stipendi'?
"La questione è delicata: lo stipendio varia in base alla categoria, alla squadra e al valore del calciatore. E' normale in Serie A è tutto diverso. Però sono d'accordo con un possibile taglio. In questo momento c'è bisogno di onesta e di trovare una soluzione".
Il difensore più forte che hai mai incontrato?
"E' difficile rispondere a questa domanda. Così su due piedi non mi viene in mente nessuno, dovrei fare una lunga lista".
Che ricordi hai della sua esperienza a Salerno?
"Salerno per me significa casa: a 14 anni mi sono trasferito lì. Ho tutto e mi manca. Purtroppo dopo i quattro anni nel settore giovanile, la società fallì per questo motivo cambiai aria insieme ad altri".
Hai giocato anche al Bari e credi che quest'anno possa riconquistare la Serie B?
"A Bari ho lasciato una parte del mio cuore, sono molto legato alla città e ai tifosi. Mi auguro che la squadra riesca a salire in Serie B. E' una società che merita tanto".
Parlaci un po' della stagione con il Siena...
"Anche di Siena ho bellissimi ricordi. Arrivai lì dopo una stagione importante a Viterbo. Facemmo una grande annata e avevamo un gruppo forte, onesto e coeso".
Oggi sei alla Fermana: qual è l'obiettivo?
"Ho giocato soltanto quattro partite, ma ho già capito l'importanza e il valore di questa squadra. Speriamo di riuscire a raggiungere i play-off".
Che rapporto hai con mister Antonioli?
"Mi piace. E' schietto, diretto e giovanile nei rapporti personale. Poi ha delle idee calcistiche che condivido. Spero di rivederlo presto sul campo".
Nella tua carriera c'è stato un allenatore a cui devi tanto?
"Ne ho avuti un bel po’ e ognuno di loro mi ha dato un qualcosa".
A Salerno c'è mister Ventura, pensi sia l'allenatore giusto? E cosa manca alla squadra per puntare alla promozione?
"Ventura è un grande allenatore, giusto per Salerno. Poi alle spalle c'è una proprietà importante e la Salernitana può fare bene. Non dimentichiamoci il fattore 'Arechi'. Ricordo ancora quando da piccolo entrai per la prima volta nello stadio sentì subito la passione dei tifosi".
E per quanto riguarda il mercato?
"Non mi sento di dare giudizi. Sono sicuro che a Salerno c'è gente competente che sa quello che fa".
Torniamo al Bari: con Vivarini che cosa non ha funzionato?
"Anche lui mi ha dato tanto. Il calcio è soggettività, aveva un suo punto di vista. Credo però che ci sia ancora stima professionale da entrambe le parti".
Nella sua lunga carriera ha avuto qualche rimpianto?
"Quando ero più piccolo avrei voluto avere la maturità di oggi, ma sono cose che non puoi programmare. Per il resto mi è dispiaciuto non raggiungere la Serie B con il Siena e i play-off con il Cosenza".
Idee sul tuo futuro?
"Non lo so e non è il momento per pensarci. Sono in prestito, a fine stagione tornerò sicuramente a Bari. Poi vedremo..."
Un calciatore a cui si ispira, un suo idolo?
"Non mi ispiro a nessuno, il mio idolo da bambino però era Del Piero emblema della professionalità nel calcio".
E' a favore della 'gavetta' nelle serie minori dei giovani calciatori?
"Sì sono d'accordo, non bisogno coccolare troppo i giovani. Bisogna investire su di loro, farli maturare. Devono fare un percorso di crescita costante e capire che le insidie sono dietro l'angolo".
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