“Non ricordo molto volentieri il periodo della mia vita in cui facevo il calciatore. La passione era tanta, ho maturato esperienze ma il talento non era eccessivo. Ricordo la mia parentesi al Sud, tra Ischia e Catania. Poi mi sono ritrovato a raccontare il calcio, un lavoro assolutamente gratificante che ho vissuto sempre con molta circospezione perché ho intuito il pericolo di un mestiere insidioso: la popolarità ti porta a firmare autografi e ad avere rapporti con la gente, ma bisogna restare sempre con i piedi per terra per non passare da persona a personaggio. La notorietà deve essere sempre gestita con intelligenza, a prescindere dalla bravura. Non aver urlato campioni del mondo può essere un piccolo rimpianto, ma non ho mai perso il sonno”. Esordisce così il noto giornalista Bruno Pizzul ai taccuini di TuttoSalernitana mostrando immediatamente quell’umiltà che contraddistingue i grandi e che dovrebbe fungere da esempio per tante nuove leve del mondo dell’informazione che perdono troppo facilmente la bussola. Pizzul ha risposto con il solito entusiasmo alle domande ricordando che “all’Arechi ho raccontato una partita della nostra Nazionale e sono sempre stato entusiasta. I luoghi sono bellissimi, i cittadini sono amabili e dalle vostre parti si mangia e si beve bene. Sono state trasferte molto piacevoli a Salerno. Rispetto all’inizio della mia avventura, credo che sia cambiato il modo in cui il calcio viene raccontato. Del resto lo sport è cambiato, basti pensare che ogni società è una vera e propria impresa con budget importanti. Si è perso il romanticismo ed è diventato un qualcosa legato al denaro e agli interessi . E’ un gioco molto bello che non trasmette i sentimenti e le emozioni di una volta”.
Inevitabile chiedere una opinione sulla prosecuzione dei campionati: “Dare dei giudizi a proposito dello stato in cui versa il calcio italiano, colpito da questa pandemia inattesa e pericolosissima, non è facile. Sono rimasto sorpreso dall’affermazione di Spadafora, convinto che al 99% il campionato di A andrà a compimento. Un ottimismo eccessivo, a mio avviso, anche perché fino a pochi giorni fa era uno dei più contrari alla ripresa. Ci sono molte perplessità e tanti problemi da risolvere. Cosa accade se un atleta viene colpito dal virus? In Germania hanno risolto la questione dicendo che è prevista una quarantena individuale, qui obbligherebbero ad un isolamento collettivo. In quel caso si bloccherebbe un'altra volta tutto. Nessuno è in grado di formulare giudizi: abbiamo numeri più confortanti, ma c’è stata una piccola impennata e i morti sono in numero spropositato. Diventa imbarazzante parlare di calcio nel momento in cui imperversa questa patologia, anche i medici delle società sportive mi sembrano abbastanza scettici perché pare ne risponderebbero personalmente. Chiaramente non lo possono accettare e i presidenti sono sul piede di guerra. Ognuno tira acqua al proprio mulino, è chiaro che uno stop definitivo costerebbe tanto anche in virtù dei diritti televisivi. Monitoriamo tutto dando priorità alla salute”.
Sul campionato di serie B, Pizzul indica nella Salernitana la possibile sorpresa: “Ventura è stato scelto da Lotito, ricordo che hanno avuto sempre ottimi rapporti. Persona a modo, perbene, che non ha chiuso benissimo la sua parentesi con la Nazionale ma l’opinione pubblica era sempre stata molto negativa e ciò non era accettabile. La Salernitana sta facendo benissimo, capiremo nei prossimi giorni se si riprenderà”. “Il Benevento deve essere promosso, la classifica parla chiaro. Le altre se la giocheranno ai playoff, qualcuno ipotizzava addirittura una A con 22 squadre e due promozioni dalla B. In questo caso, però, si verrebbe meno alla volontà generale che è quella di snellire i format e diminuire il numero di club”.
Infine sulla sua carriera e sul suo percorso professionale: “Ero stato appena assunto dalla RAI, venni inviato con mia grande sorpresa a raccontare lo spareggio di coppa Italia tra Bologna e Juventus. Si giocò a Como, alle 15, mi avevano messo a disposizione un’autovettura che partiva alle 10:30 del mattino e mentre stavo salendo in auto incontrai Beppe Viola. Si propose di accompagnarmi in prima persona per potersi ritagliare uno spazio per mangiare insieme, ma trovammo nel percorso migliaia e migliaia di tifosi juventini e cominciai la mia cronaca con 15 minuti di ritardo. Le ramanzine della RAI le ricordo ancora adesso, ma posso dire che Beppe era un grande amico. Forse un po’ pericoloso. Quanto alla gara che mi ha emozionato di più, il ricordo più angoscioso come uomo prima ancora che come giornalista riguarda la tragedia dell’Heysel. Dovevo raccontare una partita di pallone, ci ritrovammo a parlare di cose drammatiche. Cancellerei tutto dalla mia mente di quei momenti, ma purtroppo non si può dimenticare. Vorrei che la gente frequentasse gli stadi con uno spirito diverso.La mia squadra del cuore? Il Torino”.
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