Questa volta il riflettore è puntato sul Foggia, o meglio su quello che è rimasto del Foggia dopo sette giorni che sembrano un film dell’orrore girato in Puglia. Tutto parte dalla sera di domenica 19 aprile al 'Veneziani' di Monopoli. Risultato finale: Monopoli-Foggia 1-0. Una sconfitta che, di per sé, avrebbe già lasciato il segno. I rossoneri, terzultimi, a 9 punti dal Giugliano quartultimo, vedono la Serie D diretta avvicinarsi pericolosamente. Ma non è stato il gol di Fall a segnare la partita. È stato quello che è successo dopo. O meglio, mentre la gara stava ancora andando. Al 95' un gruppo di circa venti tifosi sfonda la porta del settore ospiti, tre entrano in campo (due col volto coperto), uno attraversa tutto il rettangolo di gioco e aggredisce uno steward davanti al sottopassaggio. Nel frattempo: petardi e fumogeni lanciati già prima del calcio d’inizio, altri petardi e una lattina durante l’incontro, un danno a un pannello LED, seggiolini distrutti e – particolare agghiacciante – l’80% dei 338 presenti nel settore ospiti che intona per tre volte un coro gravemente minaccioso contro i propri giocatori. Partita sospesa per oltre undici minuti, squadre nel tunnel, immagini che hanno fatto il giro d’Italia.
La Lega Pro ha parlato di comportamenti “non tollerabili”. Giusto. La società ha preso le distanze, sottolineando che “un risultato non sufficiente non può sfociare in violenza”. Giusto anche questo. Ma la rabbia dei tifosi, quella che si è trasformata in follia, arriva da una stagione vissuta sul filo del rasoio, da una piazza che ha visto troppi alti e bassi e che ora si sente sull’orlo del baratro.
Lunedì 20 aprile arriva la stangata del Giudice Sportivo: quattro gare casalinghe a porte chiuse (compresa l’eventuale fase dei playout, ancora da conquistare) e 10.000 euro di ammenda. Una punizione pesante, inevitabile, che rende ancora più complicata la già disperata corsa alla salvezza. E sempre lunedì 20, mentre la città ancora discuteva di invasione e steward aggredito, il club comunica il ribaltone: via Michele Pazienza (e il suo staff), richiamato Enrico Barilari.
Dieci partite, cinque punti, una media di 0,5 a gara. I numeri di Pazienza non lasciavano scampo. Il tecnico di San Severo paga una gestione troppo breve e troppo deludente. Al suo posto torna l’uomo che aveva già guidato la barca fino a febbraio. Barilari non si è fatto pregare: è arrivato, ha stretto la mano a Casillo e ha chiesto ai ragazzi “altre tre settimane con loro”. Tre settimane per tentare il miracolo. Il suo primo allenamento è stato più da psicologo che da allenatore: ha trovato una squadra turbata, con infortuni (Eyango, Valietti, Biasiol, Petermann out) e un po’ di confusione in rosa, ma con uno spogliatoio senza frizioni interne. Il messaggio è chiaro: compattezza difensiva, coraggio quando serve, e soprattutto la voglia di chiudere il campionato con la coscienza a posto.
La prossima, l'ultima, è Foggia-Salernitana. All’andata i rossoneri giocarono la loro migliore partita della stagione. Servirà ripeterla, e forse qualcosa in più, sperando che Casertana e Giugliano finisca con un risultato che permetta di rimanere nella forbice di otto punti. Barilari lo sa: non è più soltanto calcio, è una questione di orgoglio e di identità. Questa è stata la settimana del Foggia: invasione, squalifica, esonero, ritorno di un allenatore che conosce l’ambiente. Una settimana di fuoco, di passione malata e di scelte disperate. Il calcio di Serie C sa essere crudele, ma sa anche regalare storie incredibili. Il Foggia ha ancora una partita per scriverne una. O per chiudere un capitolo amarissimo.
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