Tre anni. Un triennio lungo, tormentato, scandito da decisioni discutibili, promesse mancate ed errori gestionali che hanno inevitabilmente logorato il rapporto tra la piazza e il club. Negarlo sarebbe un esercizio di ipocrisia sterile: gli sbagli ci sono stati, sono evidenti e hanno lasciato ferite profonde nell'orgoglio della tifoseria granata. Ma nel calcio, come nella vita, arriva il momento in cui il processo al passato deve cedere il passo alle necessità del presente. E oggi, la necessità della Salernitana ha un solo nome, chiaro e non negoziabile: il ritorno immediato in Serie B.

La caduta di una piazza come Salerno in queste categorie è un'anomalia che va corretta il prima possibile. Questo campionato non è il palcoscenico che spetta a questa storia, a questa città e a questo popolo. Perdere altro tempo nei labirinti della terza serie sarebbe un lusso che l'interra comunità calcistica salernitana non può e non deve permettersi. La Serie B è troppo importante: per il blasone, per l'economia del club, per il futuro stesso del calcio a Salerno.

Per raggiungere questo obiettivo fondamentale, però, serve una conditio sine qua non: l'unità assoluta e ricreare l'inferno dell'Arechi. Le divisioni, i rancori e le contestazioni domenicali a oltranza rischiano di diventare il miglior alleato degli avversari. È il momento di stringersi attorno alla maglia, mettendo da parte le sentenze sulla società fino a obiettivo raggiunto. I tifosi della Salernitana sanno fare la differenza come pochissimi in Italia, ma per farlo devono ritrovare quella compattezza che ha scritto la storia del club.

L'imperativo per la prossima stagione deve essere uno solo: ricreare ogni domenica, in ogni singola partita casalinga, il clima infuocato dei playoff. L'Arechi deve tornare a essere quel catino ribollente di passione, quel fortino inespugnabile dove gli avversari tremano ancora prima di uscire dagli spogliatoi. Non si può aspettare l'evento straordinario o la partita di cartello per accendere la miccia: ogni gara interna deve essere vissuta come una finale di ritorno, come l'ultimo gradino verso la liberazione. Il tempo dei processi rimandiamolo a maggio. Ora è il momento di spingere, di soffrire insieme e di trascinare la squadra. Chi ama la Salernitana oggi ha un solo dovere: fare il tifo e remare unito verso la Serie B.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 25 giugno 2026 alle 00:00
Gaetano Ferraiuolo
vedi letture
Gaetano Ferraiuolo
autore
Caporedattore dal 2024