Una battuta d'arresto sanguinosa in una giornata che avrebbe potuto lanciare diversamente la volata finale di regular season. La Salernitana si smarrisce per l'ennesima volta nel suo campionato di alti e bassi in casa del Potenza e rimette terzo (e anche quarto vista la classifica) posto in discussione. La reazione allo svantaggio immediato lasciava presagire una prosecuzione di partita ben diversa, ed invece il buio. L'1-1 di Lescano arriva da calcio d’angolo, lì1-2 di Tascone da una giocata individuale rifinita su cross dalla sinistra. Ma proprio qui si apre la chiave tattica della gara: i due goal segnati non hanno mai coinciso con un controllo reale del match. La Salernitana era riuscita a colpire, non a governare. Non aveva il possesso della partita, non ne dettava i ritmi, non ne copriva gli spazi. Era una squadra che produceva episodi offensivi, ma senza mai dare la sensazione di avere in mano la struttura della gara. E qui entra in gioco anche l’altro aspetto, forse ancora più grave: quello mentale. Perchè la Salernitana a Potenza non è crollata soltanto nelle distanze e nelle letture, ma anche nella testa.

La sensazione netta è che i granata siano scesi in campo con una dose imperdonabile di presunzione, figlia probabilmente delle tre vittorie consecutive che avevano riportato entusiasmo e alleggerito la pressione. Ma proprio lì sta l’errore più pesante. Quelle tre vittorie, per onestà di giudizio, non erano arrivate attraverso prestazioni dominanti o partite davvero convincenti. Erano successi utili per la classifica, ma non abbastanza solidi da autorizzare superiorità psicologica, rilassatezza o peggio ancora la convinzione di poter gestire una gara di Lega Pro senza la massima ferocia agonistica. In Serie C, del resto, appena abbassi la soglia dell’attenzione o pensi di vincere con il nome, con l’inerzia o con la semplice qualità individuale, il rischio di prendere una goleada diventa concreto. È un campionato che non perdona nulla. Ti chiede corsa, umiltà, aggressività, fame. E la Salernitana, a Potenza, ha dato invece la sensazione opposta: quella di una squadra che, dopo aver trovato il vantaggio, ha pensato forse di poter amministrare la partita senza avere davvero nè il controllo tattico nè la durezza mentale per farlo. È lì che la sconfitta si è trasformata in Caporetto.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 01 aprile 2026 alle 00:00
Autore: Davide Maddaluno / Twitter: @DavideMaddalun1
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Davide Maddaluno
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