A Ravenna, Serse Cosmi è zompato in campo e ha ringhiato di gioia per la sua Salernitana che ha portato oltre il secondo scoglio dei playoff di C. Alzi la mano chi non ha ripensato a 'Maidiregol', a Crozza, a 'Liveraaaaaani!', ai cappellini, a Gaucci che voleva tesserare due calciatrici svedesi, al coreano Ahn, al cinese Ma Mingyu comprato per sbaglio, all’iraniano Rezaei suggerito da un venditore di tappeti... Si è aperta una porta temporale ed è uscito il rutilante quadriennio umbro (2000-04). Ma, oltre alla buccia, considerate la polpa: quel Perugia giocava un bel calcio, quel 3-5-2 ha fatto scuola, sotto il cappellino c’era un ottimo allenatore. Non poteva non esserlo, dal momento che ogni estate gli trasfiguravano la squadra, gli chiedevano plusvalenze alla Mirko Pieri (acquistato per 50 milioni di lire, rivenduto a 18,5 miliardi) e lui comunque batteva Milan, Juve, arrivava in zona Uefa e vinceva l’Intertoto. Il ventennale del Mondiale 2006 ci ricorda che, dopo Lippi, non c’è allenatore cui dobbiamo essere più grati, perché è stato lui a trasformare Grosso, 10 senza futuro, nel terzino eroico dell’ultimo rigore; ed è stato nel suo primo Perugia che Materazzi ha segnato 12 gol, preparandosi a diventare il bomber di Berlino.

Ne è passato di Tevere da Ponte San Giovanni, dove papà Tonino, coppiano di ferro, faceva il fiumarolo. Dopo essersi raccontato a teatro, Serse è tornato ad allenare, che è come andare in bici: non si dimentica. Domenica, in semifinale, attaccherà il Brescia, un pezzo di passato. Senza cappellino. A 68 anni, nonno di Blue, il personaggio non disturba più l’allenatore.

Sezione: News / Data: Ven 22 maggio 2026 alle 13:30 / Fonte: Luigi Garlando - La Gazzetta dello Sport
Lorenzo Portanova
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