Si salva solo il risultato. E’ questa l’opinione più diffusa negli ambienti del tifo granata dopo il successo ottenuto a Caravaggio contro l’Atalanta23. Certo, quel che conta è sempre il risultato e restare a una distanza tutto sommato colmabile dal tandem di testa consente quantomeno di alimentare il sogno promozione diretta che, giocando così, appare oggettivamente utopistico. La piazza, per quanto passionale, non si fa accecare dall’amore smisurato nei confronti della Bersagliera e ha commentato con obiettività quanto visto nell’arco dei 100 minuti del Comunale.

La Salernitana conferma di attraversare una fase involutiva, fatica a creare occasioni da gol, commette errori tecnici banali e inaccettabili a certi livelli e non riesce mai a portare a casa un risultato netto evitando di soffrire fino alla fine. 12 vittorie su 12 sono arrivate con una rete di scarto, quanto basta per capire che tante cose non funzionano a dovere e che occorre ben altro per alzare la proverbiale asticella. Raffaele, almeno pubblicamente, palesa soddisfazione, elenca i tiri in porta, ricorda il valore degli avversari e il fatto che la rosa sia stata costruita praticamente da zero. Tuttavia il trainer siciliano è stato scelto per dare alla squadra un gioco spumeggiante e propositivo come accadeva al suo bellissimo Cerignola, ma a oggi stiamo vedendo moduli che cambiano ogni domenica, calciatori talvolta sacrificati in ruoli non congeniali alle loro caratteristiche e, a tratti, un pizzico di confusione.

L’Atalanta23 è rimasta in 10 dopo otto minuti, eppure il primo tiro nello specchio lo ha effettuato Achik soltanto su calcio piazzato e al 43. Nel mezzo manovra lenta, macchinosa, prevedibile, scolastica, con una difesa che dà la sensazione di andare in affanno ogni volta che viene attaccata e un reparto offensivo che si è trasformato da potenziale arma in più a un vero e proprio tallone d’Achille. Proprio per questo in tanti si chiedono come sia possibile che Ferraris, partito con tre reti in altrettante gare, non riesca più a trovare continuità, con il sacrificio tattico utile a dare equilibrio alla squadra che ha depotenziato un ragazzo che è entrato in campo per appena 5 minuti al posto di un Liguori fumoso e che andava sostituito molto prima.

E il fatto che la panchina di Raffaele l’abbia salvata quel De Boer da tempo con la valigia pronta conferma che anche un pizzico di buona sorte sta accompagnando l’ex tecnico del Potenza, chiamato ora a blindare la propria posizione nel derby col Sorrento. Naturalmente c’è anche qualcosa di buono da cui ripartire. Nonostante l’assenza di Golemic e Cabianca la retroguardia non subisce gol da oltre 220 minuti, una piacevole novità in casa granata. Capomaggio, pur faticando in fase di costruzione, sta comunque interpretando discretamente il ruolo, Berra ha fatto una buona gara e Matino conferma di essere un elemento valido e che certo non meritava di scivolare indietro nelle gerarchie a favore di Arena in quel di Siracusa.

Certo, bisognerà attendere test più probanti prima di sbilanciarsi sulla crescita della retroguardia, visto che i nerazzurri non hanno praticamente potuto far altro che difendersi dall’inizio alla fine. Proprio Matino salterà il derby col Sorrento per squalifica. Le sue condizioni sono comunque da monitorare a causa di un problema al flessore che lo ha costretto a chiedere il cambio al 75’. Contestualmente Raffaele recupera Arena, Carriero, Golemic e Tascone, mentre Cabianca intensificherà in settimana i carichi di lavoro e mette nel mirino il match interno col Giugliano. Inglese, invece, è ancora alle prese con un problema alla schiena e i tempi di recupero non saranno brevi.

Sezione: News / Data: Mar 20 gennaio 2026 alle 18:30 / Fonte: la Città
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024
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