Si dice spesso che la storia della Salernitana è fatta dagli uomini e non dai risultati. Per quelli basta consultare gli almanacchi. Gli insegnamenti che lasciano in eredità coloro che l’hanno amata vanno oltre le vittorie, le sconfitte, le retrocessioni, la classifica, le presidenze e il calciomercato. E oggi Salerno e provincia perdono un punto di riferimento, un grande uomo, una persona che ha incarnato i sentimenti autentici della passione e del senso d’appartenenza. Se n’è andato Umberto Petolicchio, volto noto della zona Santa Margherita da sempre legatissimo alla Bersagliera.

Lui che, con l’entusiasmo di un ragazzino che assisteva per la prima volta a una partita di calcio, fu tra i primissimi a sottoscrivere l’abbonamento dopo il fallimento targato Lombardi “perché la Salernitana è parte fondamentale della mia vita e proprio ora dobbiamo dimostrare di essere innamorati di lei”. In tribuna azzurra era a capo di un gruppo di tifosi storici ribattezzati “quelli della serie D”, gente come Paolo, Gabriele, Matteo, Mario, Antonio, Gaetano e Nicola che mai dimenticherà quell’abbraccio collettivo tra le lacrime quando Prontera di Bologna decretò la fine della gara col Barletta sancendo il ritorno in B del cavalluccio marino.

E  Umberto prese parte a tante feste promozione, con l’inseparabile cappellino e quella sciarpa riportante lo slogan “Fiero di essere salernitano” che ben descriveva il suo attaccamento alla città, prima ancora che alla sua squadra di calcio. Solo il covid e le varie chiusure e restrizioni hanno allontanato fisicamente dagli spalti quel gruppo che, però, non ha mai smesso di volersi bene e di parlare di calcio. Il pensiero era fisso, anche nei momenti più difficili. “Ma a chi ha comprato la Salernitana?” e via con una serie di aneddoti relativi ai tempi del Vestuti, alle interminabili trasferte sui campi sterrati della terza serie e sulle partite che non iniziavano se prima non si pagava l’arbitro con l’incasso al botteghino. E poi quel motivetto “la curva degli ultra che canta in coro” che lo emozionava più di tutti gli altri.

“Lo ascolto da decenni, eppure mi viene sempre la pelle d’oca. E’ proprio vero che siamo noi a far vincere le partite” ripeteva rivolgendosi soprattutto ai più giovani o a chi dagli spalti assumeva atteggiamenti critici durante i 90 minuti. Ci mancherà, e molto. Siamo certi che, dalla curva del Paradiso, accompagnerà la sua Salernitana e sarà guida autorevole per il figlio Giovanni che è sempre stato tifoso equilibrato e mai banale nelle sue disquisizioni. A lui l’abbraccio più sentito. Da oggi siamo tutti più soli e più tristi.

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 07 aprile 2026 alle 19:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024