Una società che ha centrato due salvezze su due investendo milioni e milioni di euro in tempi di crisi economica, un allenatore che ha rivoltato come un calzino la squadra traendo il massimo dalla rosa contrariamente a quanto fatto dal suo predecessore, un direttore sportivo che potrebbe togliersi tanti sassolini dalle scarpe ma che preferisce lavorare dietro le quinte facendosi apprezzare per i fatti e non per le chiacchiere e le parole al miele, un pubblico che fa la differenza come testimonia l'ennesima partita vinta attaccando nel secondo tempo sotto la curva Sud. E poi l'abbraccio collettivo nel finale, scene da brividi che hanno riempito d'orgoglio una città e una provincia profondamente legate ai colori granata. 1-0 e tutti a casa, una bella rivincita sportiva nei confronti dell'Atalanta e un cerchio che si chiude. Certo, non è arrivata ancora l'aritmetica certezza in virtù del 2-0 neanche tanto sorprendente dello Spezia sul Milan, ma ormai la Salernitana è salva, è rimasta in serie A, parteciperà per la terza volta di fila al più prestigioso torneo italiano per buona pace di chi cantava "tornerete in serie B". Battere Lazio e Atalanta, fermare Inter, Milan, Napoli e Juventus, darne 3 di scarto a Monza e Sassuolo, segnare tre reti alla Fiorentina e conquistare 11 risultati positivi su 12 è tanta roba, con questa guida tecnica probabilmente la zona sinistra della classifica non sarebbe stata utopia. Oggi tutti - o quasi - benissimo. La difesa forse più giovane della A ha tenuto testa ai big dell'Atalanta pur orfana di Gyomber, Mazzocchi ha contenuto Zappacosta, Bradaric corre per quattro, Coulibaly è il vero motore della squadra, Candreva corre come un ragazzino e, con questa penuria di calciatori tecnici, al netto dell'età dovrebbe essere preso in considerazione anche da Mancini per la Nazionale. E poi c'è il pubblico. Quello che trascina, che fa sentire forte il boato anche solo per un corner conquistato. Quello che scende in strada e aspetta la squadra per amore e non per aver rinviato feste. Quello che porterà a Roma 5000 persone e che con l'Udinese lascerà tutti a bocca aperta per l'ennesima scenografia in allestimento.
Se c'è una cosa che non è da serie A è lo stadio. Caro Comune di Salerno, caro Sindaco Vincenzo Napoli: faccia una passeggiata a Via Allende e veda in cosa si riduce l'Arechi per mezza giornata di pioggia. Parte dei tifosi è tornata a casa in anticipo, bagnata fradicia, pioveva anche nella parte inferiore della curva e nello spicchio di tribuna riservato ai diversamente abili. Una vergogna. E visto che alla società non vuole essere concessa la gestione dello stadio, allora si intervenga presto e si spieghi alla gente perchè un settore popolare è chiuso al pubblico locale dal febbraio del 2007 e quando finalmente si investirà nella famosa copertura che la Regione promise già nel 2019 per le Universiadi. Salerno ha tutto per aprire un ciclo straordinariamente bello sul piano calcistico, tutte le componenti devono dimostrare di essere da serie A. Ne manca solo una all'appello, una Salernitana che sogna l'Europa non può prescindere da strutture all'altezza. Riservando, magari, il parcheggio interno anche ai giornalisti come accade in tutti gli stadi italiani, anche tra i dilettanti. Chi deve svolgere un servizio a favore dei tifosi deve essere messo in condizioni di farlo.
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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