"Sempre forza Salernitana". Inizia e finisce così la nostra chiacchierata con Ivan Radovanovic, calciatore che ha dato tutto per la maglia granata e che è stato mandato via ingiustamente e senza tener conto di quanto avesse fatto per la squadra quando la retrocessione sembrava certa. Un ruolo fondamentale dentro e fuori dallo spogliatoio che dirigenti di maggior esperienza gli avrebbero certamente riconosciuto.
Alla redazione di TuttoSalernitana, esattamente un anno fa, aveva fatto suonare un enorme campanello d'allarme prevedendo quello che sarebbe successo, addirittura pronosticando un disimpegno della proprietà. Intervista esclusiva letta da migliaia e migliaia di persone, la stragrande maggioranza sufficientemente intelligente da capire si dovesse alzare il livello di guardia per il bene della Salernitana.
Oggi torna su quelle dichiarazioni e fa ulteriormente chiarezza svelando altri retroscena: "Avevo percepito che qualcosa non andasse già nell'estate del 2022. Arrivarono persone che non tennero conto della salvezza miracolosa, una impresa paragonabile allo scudetto frutto dell'esperienza, della personalità e del carattere di gente come me, come Fazio, come Verde, come Perotti che diede tutto per la causa e che fece la differenza.
Notavamo che la nuova dirigenza decise di prendere calciatori nuovi, spesso stranieri, che guadagnavano di più rispetto ai protagonisti del famoso 7%. Nello spogliatoio si crearono i gruppetti, si parlava di questioni economiche e di una gestione generale che vedeva noi della vecchia guardia costantemente accantonati mentre qualche volto nuovo arrivare ogni giorno in ritardo agli allenamenti ma ricevere un abbraccio e un incoraggiamento.
Alla fine riuscimmo comunque a garantire un'altra salvezza in largo anticipo, quando andò via Nicola eravamo comunque a 21 punti e lontani dalla zona retrocessione. Ma i risultati positivi avevano nascosto alcune problematiche interne che hanno poi comportato la successiva retrocessione. Oggi è stato commesso lo stesso errore: tanti stranieri che non sentono la maglia e che pensano alla carriera piuttosto che alla passione della gente,
Mi dispiace tantissimo per Gyomber, uno che per la Salernitana giocava con un dolore forte alla gamba, con infortuni addosso, in condizioni critiche. Ma ci teneva troppo, avrebbe dato tutto per arrivare all'obiettivo, con queste difficoltà in difesa avrebbe fatto la differenza. Come si può creare senso d'appartenenza se poi si gestiscono in questo modo quelli che davvero hanno il granata cucito addosso come una seconda pelle?
E come si può pretendere che giocatori che arrivano da altri campionati possano immedesimarsi nel sentimento di una piazza che vive di calcio e che porta in B 16mila spettatori dopo una retrocessione del genere? Certo, gli arrivi di Torregrossa e Ferrari fanno piacere, ma io credo che l'unico ad incarnare l'amore della gente possa essere Jaroszynski. Altro innamorato della Salernitana mandato via senza tener conto di tante cose".
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