Altra sconfitta casalinga per la Salernitana, capace finora di vincere all’Arechi soltanto contro la Casertana negli scontri diretti. Per il resto, il bilancio interno racconta un cammino deludente: ko contro Monopoli e Audace Cerignola, 0-0 con Catania e Cosenza, 0-1 col Benevento e 1-1 con il Crotone. Numeri che fotografano una squadra incapace di far pesare il fattore campo, smarrendo identità, coraggio e incisività proprio davanti al proprio pubblico. A preoccupare maggiormente è la totale sterilità offensiva: con Serse Cosmi in panchina la media è crollata a tre tiri a partita, praticamente la metà rispetto alla produzione offensiva della gestione Raffaele, un dato che si traduce in una squadra piatta, prevedibile, incapace di costruire occasioni degne di nota. Lescano finisce inevitabilmente dietro la lavagna.
Troppo spesso costretto ad abbassarsi fino alla propria area di rigore, non riesce quasi mai a rendersi pericoloso e conferma di non avere le caratteristiche per crearsi occasioni in autonomia. Senza rifornimenti, ma anche senza guizzi personali, l’attacco resta il grande problema irrisolto. Non va meglio sugli esterni, dove Quirini delude ancora una volta. Pur schierato nel suo ruolo naturale, disputa una gara insufficiente, con un solo cross andato a buon fine in novantacinque minuti e soprattutto con il fallo da rigore che decide la partita in favore dei sanniti. Un errore pesante, l’ennesimo di una stagione nella quale la continuità è rimasta un miraggio.
Il dato storico si aggrava ulteriormente guardando ai precedenti. Quella contro il Benevento è la terza sconfitta interna consecutiva nei derby, tutte senza riuscire a segnare; dopo lo 0-1 e lo 0-2 del 2019 arriva un altro 0-1 che pesa non solo per la classifica ma anche per il morale. Sale inoltre a quattro il conto dei rigori concessi in stagione, due neutralizzati da Donnarumma e due trasformati, segno di una difesa che, pur concedendo poco, continua a pagare a caro prezzo ogni errore.
Qualche nota positiva, tuttavia, emerge: Berra e Anastasio offrono una prova solida, soprattutto nella prima frazione, mentre più altalenante è la prestazione di Golemic, capace di alternare interventi provvidenziali a incertezze di posizionamento che avrebbero potuto costare caro. Sufficienza piena per il pipelet granata, affidabile tra i pali pur senza poter incidere sul risultato finale. Il dato forse più emblematico arriva però dagli spalti dell’Arechi, dove si registra il minimo stagionale.
Al netto degli oltre ottomila spettatori comunicati ufficialmente, la sensazione visiva era quella di uno stadio quasi vuoto e si stima che almeno tremila abbonati abbiano scelto di restare a casa, segnale evidente di un rapporto sempre più freddo tra squadra e tifoseria. Senza iniziative promozionali e soprattutto senza un’inversione di rotta sul piano delle prestazioni, il rischio concreto è quello di vedere un Arechi sempre più vuoto anche in occasione della prossima sfida interna contro il Picerno, trasformando quello che dovrebbe essere un punto di forza in un ulteriore elemento di debolezza. A rendere ancora più amaro il pomeriggio è stata la sensazione, percepibile fin dai primi minuti, di una squadra entrata in campo con il freno a mano tirato, timorosa, quasi rassegnata.
Il Benevento, pur senza strafare, ha avuto il merito di aspettare l’errore e colpire nel momento giusto, mentre la Salernitana ha confermato tutti i limiti già emersi: possesso sterile, ritmo basso, poche idee e nessuna reale capacità di cambiare passo. Adesso serve una svolta immediata, perché il rischio è che il finale di stagione si trasformi in una lenta e preoccupante agonia sportiva. A complicare ulteriormente il quadro è anche la classifica.
Dopo le vittorie nel weekend di Casertana e Cosenza, la Salernitana scivola al quinto posto ma, in chiave play-off, “diventa” di fatto un sesto posto, perché il Potenza, grazie al successo in Coppa Italia Serie C, si garantirebbe un posizionamento privilegiato nella griglia, ridisegnando gli accoppiamenti e consegnando ai granata, ad oggi, un incrocio insidioso contro l’Altamura, undicesima in classifica. Un incrocio insidioso che conferma quanto il percorso si sia improvvisamente complicato.
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