Passione, esperienza di spogliatoio e sincerità senza filtri sono  le tre caratteristiche che raffigurano meglio Salvatore “Sasà” Soviero. Portiere cresciuto nei campionati minori, si costruisce un percorso in B fino a raggiungere la serie A, difendendo i pali di Perugia, Reggina, Genoa e Cosenza, dove diventa noto per il carattere forte, la grinta tra i pali e la presenza costante nello spogliatoio. Tra le varie parentesi della sua carriera, una delle più significative è quella trascorsa con la Salernitana, squadra che lo ingaggia all’inizio della stagione 2000\2001 e lo inserisce come punto di riferimento tra i pali granata. In un ambiente che vive tra entusiasmi e tensioni, e nel quale Soviero vive da protagonista episodi che ancora oggi racconta con grande schiettezza.

Ci racconta del suo arrivo a Salerno, come nacque la trattativa?
"La trattativa nacque impostata con un scambio con Lorieri del Genoa che prevedeva anche un conguaglio, ma io lo feci fare senza: perché con passaggi di soldi non sarei venuto. In scadenza l’estate successiva, firmai un pluriennale con i granata".

Sull’esonero di Oddo nel 2000-2001 lei e il presidente Aliberti non eravate d’accordo?
"Non era lui l’artefice del nostro brutto andamento, nello spogliatoio c’erano disguidi. Aliberti mi chiese ed io gli suggerii di no, poi lessi che l’avevano esonerato".

I litigi con Botticella e Zoro sono veri?
"Si, discussioni che nascono all’interno dello spogliatoio, ho poche cose da dire, nel calcio è sempre troppo facile parlare dopo. Alcuni loro comportamenti, per me, non erano normali. Molti pensano che Botticella sia un bravo ragazzo. per me non lo è. Sono stato sempre chiaro, chi mi conosce lo sa: non sono un finto prete".

La Salernitana di Zeman, il suo allenatore preferito?
"Zeman mi ha rimesso in sesto fisicamente, una preparazione del genere non l’avevo mai fatta. Simpaticissimo e tra i migliori allenatori che ci sono stati in Italia, contornato però da uno staff non all’altezza escludendo il preparatore atletico. Questo glielo ho sempre detto".

Veniamo all’attualità granata. Dopo due retrocessioni consecutive, la Salernitana è in C.
"Ci vogliono risorse e competenze. Ma, come dimostra il caso della Salernitana, possono anche non essere sinonimo di risultati. Non sempre però la narrazione che ho letto è stata esatta. Oggi vige la regola di dire quello che la piazza vuole e non va sempre bene. Ho sentito interviste di calciatori che hanno lavorato anche nella Salernitana: quando erano dentro facevano le pecore e poi sono diventati scienziati all’ improvviso, sostenendo che la dirigenza non è mai stata presente. Non è così, pluriesonerati, rimessi nelle varie posizioni del settore giovanile, persone senza qualità morali e tecniche: non sono io a dirlo, ma i fatti".

Sezione: Primo Piano / Data: Mer 08 aprile 2026 alle 09:00 / Fonte: corriere della sera
Autore: Lorenzo Portanova
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Caporedattore dal 2023