Penultimo atto di una stagione fallimentare. Mai avremmo pensato di aspettare con questa euforia la fine di un campionato di serie A. Un sogno tramutatosi in un incubo, una serie di promesse non mantenute, una squadra tra le peggiori della storia granata, una retrocessione virtuale già a inizio febbraio, record negativi infranti in serie e Arechi terra di conquista per tutti. Altro che zona sinistra, sinallagma e progetto europeo.
Tornare su quanto accaduto sarebbe stucchevole, chi vuol bene alla Salernitana aveva fatto suonare il campanello d'allarme già durante il ritiro estivo imbattendosi nei sostenitori delle bufale amanti di autoritratti e fake news e del partito del "meritate i romani" che proponeva come unico argomento il paragone con un passato tanto contestato, quanto vincente e che aveva garantito alla piazza il salto dalla D alla A, con coppe in bacheca e bilancio ok.
La speranza, al netto dell'emergenza e di una infermeria tutt'altro che sorprendentemente piena, è che la squadra ritrovi orgoglio, dignità sportiva e carattere e che giochi per onorare la maglia e la gente, non solo per mettersi in mostra sperando arrivino acquirenti come fece qualcuno proprio in occasione della sfida d'andata. E non si parli di differenza di motivazioni.
Quello che è accaduto nel giugno del 2012 è ben impresso nella memoria collettiva, l'arbitro è Di Bello e non c'è altro da aggiungere e le frasi discriminatorie riecheggiano ancora nelle nostre orecchie. Portiamoli in B con noi, insomma. O, almeno, complichiamo la vita all'ultima squadra che siamo riusciti a battere, prima che Sogliano stravincesse la sfida sul mercato con Sabatini dimostrando come si opera in emergenza e con l'obbligo di cedere.
A proposito di Sogliano, è lui uno dei nomi accostati alla Salernitana. Purtroppo bisogna dire che siamo già in ritardo sulla tabella di marcia. Dal 16 marzo, giorno del ko col Lecce, sono passati 70 giorni e siamo ancora a chiederci se la società abbia smesso di sfogliare la margherita chiedendosi "cedo, non cedo". Certo, se si sta trattando sotto traccia con professionisti attualmente legati contrattualmente ad altre società ok. Ma se, come temiamo, non si è ancora entrati nel dettaglio del progetto tecnico, allora c'è da preoccuparsi.
Lo ribadiamo: qui nessuno dice "Iervolino vattene" e l'assenza di contestazioni o striscioni "contro" testimonia che la piazza è delusa e spiazzata proprio perchè riponeva - e ripone - fiducia nei confronti di un presidente che si era presentato benissimo, che ha garantito due campionati di altissimo spessore e che ha potenzialità e risorse economiche per stracciare la serie B.
Proprio per questo basta veline che suggeriscono alibi al presidente parlando di monte ingaggi elevato, necessità di cedere e di far quadrare i conti. Tra paracadute, cessioni, riscatti, abbonamenti, diritti tv e risorse dell'unico azionista, c'è davvero tutto allestire una rosa altamente competitiva in una B che contemplerà, tra le altre, Sassuolo, Spezia, Sampdoria, forse l'Udinese, forse il Bari e almeno tre tra Cremonese, Venezia, Palermo e Catanzaro. Senza dimenticare Pisa e neopromosse cariche d'entusiasmo. E allora, quanto prima, ds di livello, allenatore e investimenti.
Se poi il primo pensiero è cedere Tchaouna, allora si parte con il piede sbagliato. Non per il movimento di mercato in sè, quanto per la questione di principio: si retrocede in questo modo, si ha un debito morale con la piazza e la priorità è lasciar partire uno che in B potrebbe essere devastante? Davvero una società così non ha la forza per trattenere l'unico acquisto azzeccato di quest'anno e mezzo costruendo attorno a lui la rosa per risalire?
Iervolino, Salerno è pronta ad applaudirla di nuovo. Basterebbe che ritrovi anche solo la metà dell'entusiasmo affievolitosi per tornare ad essere il presidente della gente, dell'osmosi, del "siamo una famiglia, siamo la Salernitana". Quello che manca è vedere gli occhi che brillano quando parla di quest'avventura, non i milioni per l'acquisto di un portiere o di un attaccante. Dalle cadute si può ripartire, più forti di prima. Macte Animo!
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