"Dedicato a chi ha gufato" si leggeva tempo fa in uno striscione esposto con frequenza in curva Sud, dedicato a quelle tantissime persone che in estate  si erano scatenate indicando la Salernitana come la cenerentola del campionato. Gyomber e Bogdan erano i retrocessi di Perugia e Livorno, Cicerelli andrà alla Lazio, Tutino è una trattativa inventata dalla stampa, Mantovani è rotto, Kupisz è la riserva del Bari in C, Belec ha fatto retrocedere il Benevento. Per non parlare di Castori, ricordato dai più per non aver fatto giocare Merino (che, di fatto, non è che dopo abbia disputato questa grande carriera) e massacrato sui social per aver indossato il laccetto del Trapani nel giorno della prima sgambatura agostana. Oggi tutti non possono che applaudire una grande Salernitana. Non bella, se non a tratti, ma determinata, desiderosa di portare a casa il risultato zittendo tutti coloro che, al primo passo falso fisiologico, riprenderanno con le teorie del galleggiamento volontario. Oggi bisogna dire bravi a tutti. Allo staff tecnico, che sta lavorando alla grande denotando capacità pratiche e lettura perfetta della gara, alla società e alla dirigenza che hanno capito che il primo problema fosse la difesa e sono intervenuti acquistando, a suon di euro, elementi di spessore assoluto per la categoria. Alla squadra, pronta a onorare la maglia come non accadeva da anni e che, ancora una volta, ha messo i brividi con quell'abbraccio collettivo a centrocampo guidato da capitan Di Tacchio. Un plauso anche a quella larga fetta di tifosi più silenziosi, ma tremendamente innamorati che, seppur a distanza, hanno contribuito a creare il clima giusto. Siamo tristemente convinti, tuttavia, che le porte chiuse stiano rappresentando un vantaggio, paradossalmente, pur immaginando con rimpianto cosa sarebbe stato l'Arechi tra dieci giorni contro il Lecce.

Ora, però, guai a cantare troppo presto "La capolista se ne va". Il sogno può essere alimentato a due condizioni: superare indenni questo finale di fuoco (ora Brescia, Lecce e Frosinone prima di chiudere con Venezia, Monza, Pordenone ed Empoli) e acquistare due - non di più - calciatori in inverno. Un grandissimo centrocampista, che manca come il pane, e un attaccante che possa far rifiatare Tutino e Djuric. Sperando, ovviamente, che Lombardi torni il giocatore strepitoso che potrebbe essere un valore aggiunto di inestimabile valore. Nel mentre, però, elogiamo anche e soprattutto chi c'è. Belec preferisce le parate ai social, i difensori centrali sono tutti fortissimi, Anderson e Cicerelli hanno qualità di categoria superiore, Tutino incide anche quando non segna, Di Tacchio è tornato quel muro in mediana che può discutere solo chi guarda altre partite. Oggi lo 0-0 sarebbe stato il risultato più giusto, ma, se si vincono anche queste gare, c'è un segnale non di poco conto da cogliere. Chiudiamo col caso Cosenza: la Salernitana, il 5 dicembre 2020, praticamente ha conquistato sei punti. Tanti esperti, o presunti tali, hanno parlato di errori tecnici e quant'altro, noi da martedì abbiamo rimarcato fosse una pura formalità. Va bene così, alla Salernitana piace vincere sul campo. 

Sezione: Editoriale / Data: Sab 05 dicembre 2020 alle 23:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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