Due settimane fa vi parlammo della possibilità che Milan Djuric tornasse a Salerno nel girone di ritorno. Sembrava una ipotesi fantacalcistica, oggi però anche gli eterni secondi raccontano la versione che vi abbiamo fornito in tempi non sospetti: il presidente Iervolino lo rivuole, il tecnico Nicola altrettanto e il direttore sportivo De Sanctis proverà a collocare altrove uno tra Botheim e Bonazzoli per fargli posto. Non è una operazione conclusa, sia chiaro. Anzi, a ad oggi siamo sul "50 e 50", tanto per dare una percentuale. Ma il solo fatto d'aver pensato al bosniaco è motivo sufficiente per bocciare ulteriormente l'operato di un allenatore molto coccolato sul piano mediatico, discreto motivatore, ma che - in tanti mesi - non è riuscito a dar quel gioco spumeggiante e palla a terra che giustificò l'addio estivo di uno degli artefici principali della promozione e della successiva salvezza. Chi ha visto il campionato e capisce un minimo di calcio non riduce tutto a "con Djuric si gioca a lanci lunghi e basta": con gente come Candreva, Bradaric e Mazzocchi che sa crossare benissimo, la presenza di un elemento del genere sarebbe determinante. Ad oggi la Salernitana è tra le poche squadre europee a non aver segnato nemmeno un gol di testa, dato che fa riflettere e che certifica l'assenza di schemi efficaci. E la storia insegna che i partner di Djuric segnano sempre tanto: Gondo e Tutino in B, Bonazzoli l'anno scorso in A. E basta anche con questa cantilena del "se n'è voluto andare". Anzitutto non è vero: Sabatini lo convocò in sede per firmare il rinnovo a marzo, la società rinviò tutto con moduli solo da compilare. Con tanto di discussione accesa tra l'ex ds e il patron. E se poi arrivi a giugno senza mettere nero su bianco, è inevitabile che arrivi il Verona e che un calciatore non più giovanissimo accetti un triennale 200(milaeuro) volte più vantaggioso. Ci sbilanciamo: a noi farebbe piacere tornasse Djuric. Anche perchè questa squadra ormai si affida ai lanci lunghi e ha attaccanti forti che operano a trenta metri dalla porta. Non si spiegherebbe altrimenti come, con un tandem offensivo che gioca il mondiale, si faccia un tiro in porta in 320 minuti.
Dicevamo di Nicola. Più passano i giorni, più ripensiamo alla sua gestione complessiva e alle recenti vicissitudini più riteniamo sia stato sopravvalutato. L'anno scorso la salvezza arrivò con uno 0-4 in casa e non dimentichiamo Dragusin terzino negli ultimi minuti a Bergamo, i cambi sbagliati contro il Cagliari che costarono carissimo, il rigore fatto calciare a Perotti ad Empoli e Veseli in marcatura sull'esterno offensivo più rapido della A. Pure quest'anno l'elenco è corposo: VIlhena sulla fascia a Firenze, Candreva già ammonito in campo a Monza sul 2-0, le prove a tratti pessime contro Cremonese, Verona, Sassuolo, Lecce ed Empoli, quel "ci siamo divertiti" dopo una partita in cui la Salernitana fu presa a pallonate e poteva chiudere con un passivo pesantissimo senza le paratone di Sepe. Non ci siamo. In società l'ipotesi esonero era stata presa seriamente in considerazione, tuttavia a questo punto non avrebbe senso cambiarlo in un secondo momento dilapidando il vantaggio dei due mesi senza gare. Ma è un rischio che la Salernitana può permettersi? Il +10 è margine corposo, sia chiaro, ma il Verona farà mercato, la Cremonese gioca bene e - soprattutto - il calendario a gennaio è di fuoco e tutti gli scontri diretti si disputeranno in campo esterno. Quando sei mentalizzato a lottare per non retrocedere il problema non si pone, se invece si parlava adddirittura d'Europa potrebbe esserci un contraccolpo psicologico non indifferente se, alla fine del girone d'andata, la zona sinistra diventerà un miraggio. Ci auguriamo che Nicola indovini tutte le scelte, che la Salernitana faccia altre imprese come quelle con Juve e Lazio e che il mister si guadagni la riconferma per la prossima stagione, ci mancherebbe. Ma chi vuol bene alla maglia granata ha l'obbligo di rimarcare ciò che non va e i possibili rischi prima che sia tardi. A costo di risultare impopolari e con la speranza di essere smentiti.
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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