Salernitana, è quasi game over. Non sembra esserci limite al peggio nella disastrosa annata granata, che, ad onor del vero, è sembrata una catastrofe annunciata già molti mesi fa. Un'annata iniziata male e proseguita peggio, con ben due cambi di allenatore, mille acquisti inseriti alla bene e meglio o caduti già nell'oblio (vedasi Vignato e Gomis). Ieri l'ennesimo capitolo imbarazzante di questo film horror, cosa che non fa quasi più notizia. Un 2-0 a domicilio dal Monza senza appello, con appena tre tiri in porta nonostante fosse una gara considerabile alla stregue di una finale, anche stando alle parole di mister Liverani.
L'aggravante, però, dell'indecorosa prova di ieri è la cornice di pubblico che una squadra desolatamente ultima e senz'anima ha avuto, ancora una volta, l'onore di ricevere all'Arechi. Quasi 20mila spettatori che hanno fatto sentire incessantemente la propria voce per 90 minuti, un vero e proprio lusso per una squadra ingabbiata nei bassifondi della classifica pressoché dall'inizio del campionato. I sostenitori granata sono gli unici vincitori morali dell'intero campionato, capaci di seguire la propria passione in ogni campo della penisola, nonostante prestazioni, prima ancora che risultati, davvero irrispettosi. La spinta del muro granata non è bastata a scuotere gli animi dei giocatori di Liverani, colpevole di scelte cervellotiche, cambi sbagliati, ma soprattutto di non aver saputo motivare a sufficienza la squadra.
"Oggi sono tutti in discussione. Le riflessioni riguardano anche Liverani. Alcuni calciatori non hanno mantenuto le promesse" ha tuonato ieri a fine partita l'AD Maurizio Milan. Va però chiarita una cosa, che le prestazioni dei giocatori o gli errori dei tecnici non devono essere in alcun modo un alibi per la società di via Allende. I primi responsabili di una stagione da dimenticare sono i dirigenti granata, a partire dal patron Iervolino, per aver allestito una squadra inadeguata sotto tutti i punti di vista. Non regge più la scusa del "abbiamo dei valori importanti inespressi", perché la squadra ha già ampiamente dimostrato in lungo e in largo la propria inconsistenza tecnica.
I conti andranno fatti a fine campionato, ma bisogna guardare in faccia la dura realtà, che la salvezza rappresenta un'utopia. A fine stagione si dovranno distribuire colpe e responsabilità, ma fin da adesso bisogna pianificare il futuro con serietà, per preparare il terreno a una pronta risalita in caso di ormai più che scontata retrocessione. Il patron ha sempre parlato di un progetto sul medio-lungo termine, motivo per cui l'obiettivo dovrà essere quello di creare i presupposti solidi per permettere al club di essere in futuro una costante presenza nella massima serie.
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