Terza settimana di fila senza i granata, una lunga pausa che sta pesando meno del previsto. Certo, la Salernitana ci manca così come ci manca il clima dell'Arechi, la chiacchierata post partita con gli amici e il boato dopo un gol decisivo. Ma, visto l'andazzo che aveva preso il mese di novembre, tutto sommato è meglio essersi fermati e potersi godere una classifica ottima e un 2022 complessivamente eccellente per gli amanti della propria squadra del cuore. Un anno fa, di questi tempi, dovevamo interpretare i comunicati dei trustee barcamenandoci tra le fake news di qualche buontempone, le "minacce" di Gravina (che oggi invece è incredibilmente morbido rispetto a situazioni ben più gravi) e i risultati disastrosi sul campo laddove non bastava tanta buona volontà per tener testa a tante squadre più attrezzate. Oggi, invece, il +10 sulla zona retrocessione, il colpaccio di Roma, i 2-2 con Milan e Juventus, la salvezza miracolosa e la sventure sportive di chi sperava nel nostro fallimento ci rendono sereni e consapevoli che la proprietà è economicamente solida e farà di tutto per difendere la categoria. Certo, il mercato dovrà portare in dote non altri giovani di belle speranze, ma certezze. Non occorre affatto una rivoluzione, 2-3 innesti di categoria senza precludersi la possibilità del "colpaccio".
Un difensore centrale d'esperienza serve come il pane, a patto che ciò non pregiudichi il rinnovo di Gyomber. A destra non si potrà fare troppo affidamento sulle previsioni circa i tempi di recupero di Mazzocchi: la storia recente insegna tante cose e bisogna andare sul sicuro, Zortea tampona ma non alzerebbe il livello di chissà quanto. In avanti sarebbe decisamente positivo il ritorno di Djuric, al pari dell'addio di Verdi uno degli errori commessi quest'estate. Chi si lamenta temendo un ritorno all'antico e i classici lanci lunghi di Sepe dovrebbe invece rendersi conto che già da qualche settimana la Salernitana palesava quest'atteggiamento, in totale contrapposizione con le promesse e le premesse targate Nicola. Uno che continua a fare la differenza da subentrante ma che fatica, sul piano tattico, quando parte dall'inizio e deve imprimere il suo marchio che vada oltre aggressività, pressing e motivazioni. E uno come Djuric non solo andrebbe a nozze con i cross di Candreva, ma permetterebbe ai forti attaccanti della rosa di agire a ridosso dell'area di rigore senza girovagare per il campo.
A centrocampo, poi, un giocatore forte occorre ma facciamo una riflessione: sicuri che, con Bohinen e Maggiore al top e Candreva mezzala, occorra un elemento di qualità e non un alter ego di Coulibaly? L'importante, come abbiamo detto anche nel recente passato, è che sia un mercato fatto con una logica, senza invasioni di campo e con rispetto dei ruoli. In estate, dopo una marea di rifiuti, c'è stata sferzata targata Iervolino, ma molti giocatori sono tuttora oggetti misteriosi e altri erano totalmente inadeguati al 3-5-2 dell'integralista Nicola. Il cavallo di battaglia è sempre lo stesso: pensare alla formazione titolare ricordando, però, che è la panchina corta il tallone d'Achille da due anni a questa parte. Nell'era dei cinque cambi e in massima serie non bastano certo Botheim, Pirola, Lovato, Sambia, Capezzi e Motoc...
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