La vittoria ottenuta questo pomeriggio dalla Salernitana non ha cancellato quei dubbi che ci portiamo dietro ormai dalla prima uscita ufficiale della stagione. Sicuramente è stato un buon primo tempo, con alcune parate importanti del portiere “di casa” e trame di gioco più convincente rispetto allo sterile e monotematico possesso palla del recente passato. Ma a questa squadra manca quel killer instinct che caratterizza invece Benevento e Catania, con i giallorossi che viaggiano alla media di tre gol segnati a partita e gli etnei che non hanno ancora subito un gol in casa. Non ci giriamo troppo intorno: pur avendo alzato l’asticella con gli ultimi innesti è evidente che la Salernitana sia inferiore alle due prime della classe e ritrovarsi a -6 a inizio girone di ritorno non è un dato che lascia guardare al futuro con ottimismo.
Stiamo parlando di due avversari solidi, concreti, con una panchina molto lunga e gente che fa la differenza per davvero. I granata, che finalmente hanno vinto una gara con più di un gol di scarto segnando con furbizia nel finale, dovrebbero sperare in una doppia caduta di chi non sta perdendo quasi mai senza lasciare punti per strada almeno fino al primo scontro casalingo contro il Catania. Se poi qualcuno dovesse estromesso si potrebbero accorciare leggermente le distanze, ma sarebbe ingeneroso sperare nelle disgrazie altrui o basare sul caso Trapani le speranze di alimentare un sogno che, per ora, sembra utopia. Oggi la Salernitana ha affrontato un avversario modesto, ampiamente alla portata, assai involuto rispetto all’ottima figura fatta all’Arechi sia ad agosto, sia a settembre.
E chiuderla soltanto al 93’, giocando un secondo tempo di pura gestione, non è consono a chi deve dare un segnale di forza e di superiorità. Ci sono naturalmente delle note liete dalle quali ripartire. 300 minuti senza subire gol, ben 23 punti fuori casa, secondo successo di fila, terzo posto ormai consolidato, tifoseria che sta ritrovando un minimo di entusiasmo dopo l’efficace protesta di inizio settimana. Ma Lescano non basta. Iervolino, che ha svolto un ruolo decisivo nelle ultime trattative di mercato dopo i tanti no incassati dal ds Faggiano, deve mettere in preventivo un altro investimento importante per prendere un difensore centrale forte e un grande centrocampista, anche a costo di sacrificare calciatori come Liguori e Ferrari che hanno completamente tradito le aspettative.
E poi c’è il discorso che riguarda Raffaele, allenatore che la nostra redazione ha sempre sostenuto. Tuttavia di gioco se ne vede molto poco, la Salernitana continua a non convincere e dà la sensazione di soffrire ogni volta che viene attaccata. Aver snaturato troppe volte Ferraris è un errore che si sta ripercuotendo negativamente sul rendimento di un potenziale top player e ci chiediamo se Varone, per carisma ed esperienza, non possa essere più utile di Iervolino junior o di altri colleghi di reparto che hanno avuto spazio e fiducia pur avendo collezionato 5 in pagella. Ora Raffaele ha una rosa più completa e non ci sono scuse: resta sotto esame, come giusto che sia, e dovrà trovare una formazione base senza cambiare una domenica sì e l’altra pure.
Magari stando attento alla gestione del gruppo. Tenere fuori Achik che in questo mese ha tirato la carretta è apparso un azzardo, così come lanciare da subito Lescano tenendo fuori Ferrari rischiando di “bruciarlo” sul piano psicologico. Da qui alla fine ci sarà bisogno di tutti e non bisogna dimenticarsi di quello zoccolo duro che, con tutti i suoi limiti, è stato primo per 15 giornate.
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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