Puntata dopo puntata da poco più di un mese va avanti il thriller più avvincente del grande cinema, per non dire circo, che è diventato il calcio italiano sotto il regno di Gravina, e, ovviamente, la Salernitana ne è la protagonista indiscussa. Come nei migliori "gialli" di Agatha Christie la trama appare ripetitiva, se non addirittura scontata, ma il finale, quando gli investigatori dopo minuziosa attività radunano tutti i protagonisti in un' unica sala, spesso e volentieri riserva sorprese. L' ultimo colpo di teatro è di quelli forti che impreziosiscono una trama e conferiscono drammaticità alla vicenda narrata: ventuno tesserati granata intossicati , di cui almeno otto in modo severo, dopo aver consumato un pasto da asporto confezionato in quel di Genova presso l' hotel dove la Bersagliera ha soggiornato prima di gara uno contro la Sampdoria.
A proposito di indagini, esse si starebbero indirizzando verso l'esclusione della responsabilità legata alla negligenza dello staff della Salernitana nella conservazione degli alimenti, per concentrarsi su altri possibili scenari. Certamente l'episodio non è assolutamente da sottovalutare e, purtroppo, non potrà non condizionare la gara due del play-out con i blucerchiati, dato che la Salernitana non potrà allenarsi a pieno regime e dovrà temere le condizioni tutt'altro che ottimali di svariati propri tesserati. Non sarà una settimana normale per tanto per gli uomini di Marino sebbene di normale non sappiano più cosa vi sia e cosa invece non lo sia. Il presunto avvelenamento della Salernitana merita tutti gli approfondimenti del caso , ma nel frattempo, pur non potendosi in un paese garantista esprimere condanne affrettate, i sospetti tendono ad andare verso la medesima direzione.
Ciò detto e riconosciuto, però, non bisogna dimenticare, neppure in un momento delicatissimo come l' attuale, che sussisterebbero molteplici responsabilità da parte della società e della gestione del club in generale. Un play-out non può giocarsi a giugno inoltrato ma la Salernitana una sfida del genere non avrebbe proprio dovuto disputarla, a prescindere dalle date e finanche dall'avversario. Il match di ritorno di domenica, in forza ed in conseguenza dei noti accadimenti recenti, apparirebbe come un' autentica montagna da scalare a mani nude dopo che le mani stesse te le hanno bastonate. Dopo tanti schiaffi di ogni sorta, e i due cazzotti di Marassi di domenica scorsa, non dovrebbe servire appellarsi alla rabbia e alla voglia di rivalsa perché essa dovrebbe essere scontata, così come dovrebbe essere naturale dare l' anima e anche di più sul terreno di gioco dell' Arechi per salvare la cadetteria e evitare un sopruso. La Salernitana, però, ha tanti problemi contingenti e tanti limiti atavici con cui confrontarsi, potendosi spaziare dalle defezioni, ai problemi cronici dei suoi attaccanti, che pare abbiano litigato con il goal, alle solite disattenzioni difensive, che spesso vanificano ogni sforzo tattico, per arrivare alla generale poca qualità di una rosa che tiene in panchina i suoi elementi più forti tecnicamente a causa della precarietà della loro condizione e dell' inadeguatezza del loro atteggiamento.
Fino a poco tempo fa avremmo gridato contro la rinuncia a giocatori di nome e di esperienza come Bronn, Soriano e Verde in gare senza appello, ora, invece, non ci sentiremmo così sicuri di poterlo fare e di poter avere ragione alla prova del campo. Fino a prima del match del Ferraris avremmo confidato in Marino che dava garanzie in panchina, ora, invece, non possiamo non annoverarlo tra i correi della quasi retrocessione in terza serie. Da inizio stagione, tuttavia, esiste una costante purtroppo, ed essa consiste nella valutazione negativa dell' operato di una società che si è segnalata per tanti errori, per una diffusa precarietà gestionale e per scelte intempestive o improvvide sul mercato o nella reazione alle molteplici fasi critiche stagionali.
Da un lato, dunque, non indietreggiamo di un passo nel denunciare una sequela di torti micidiali alla Salernitana e tante troppe avversità per credere alle coincidenze o alla sfortuna, dall' altro non facciamo sconti a nessuno nel rimarcare che la proprietà, e lo staff dirigenziale da questa scelto, ha finito per sbagliare, da due anni a questa parte, tutto quanto era possibile sbagliare. Adesso però siamo arrivati al capitolo finale del thriller a tinte granata e prima dei titoli di coda vogliamo immaginare che possa materializzarsi l' epilogo a sorpresa, sperando che, così come nei gialli di Agatha Christie il colpevole non è mai chi più appare tale, la quarta e ultima retrocessa non sia quella che, dal 18 maggio ultimo.scorso, appare la grande indiziata ad esserlo. Sogno? Forse, ma ci sono.ancora novanta e più minuti da giocare, sperando nel pubblico dell' Arechi come dodicesimo, e magari anche tredicesimo uomo.
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