Giuseppe Raffaele esce dall'Arechi dopo l'ennesimo pareggio senza reti difendendo a spada tratta la sua Salernitana. Le sue parole in conferenza stampa sono quelle di un tecnico convinto di aver visto "una buona partita", di aver "fatto di tutto per segnare", di aver creato "7-8 occasioni evidenti". Ma è davvero così? Analizzando punto per punto le dichiarazioni del mister, emergono contraddizioni evidenti e una preoccupante distanza tra ciò che si dice e ciò che si è visto in campo.
"Le prestazioni non sono mai mancate"
Questa è forse la frase più controversa dell'intera conferenza. Raffaele sostiene che le prestazioni ci siano sempre state, "soprattutto in casa". Eppure i numeri raccontano una storia diversa: solo 2 vittorie nelle ultime 7 partite, 4 pareggi sterili (0-0 con Cosenza e Crotone, 1-1 con Trapani e Potenza), una squadra che è scivolata dal primo al quarto posto e che ora si trova a 6 punti dalla vetta.
Ma al di là dei numeri, è il gioco espresso ieri sera che smentisce le parole del tecnico. Una Salernitana lenta, prevedibile, senza idee e senza mordente. Dove sono gli schemi? Dove sono le trame di gioco? Il possesso palla fine a se stesso non è prestazione, è sterilità.
"Abbiamo creato 7-8 occasioni evidenti"
Guardando la partita, le vere occasioni della Salernitana si contano sulle dita di una mano: il rigore sbagliato da Ferrari, un cross di Achik al 36' della ripresa che Ferraris non ha inquadrato, e poco altro. Il resto? Tiri da fuori area imprecisi, cross vaghi, movimenti scoordinati.
Vettorel, il portiere del Cosenza indicato da Raffaele come decisivo con "4 parate", in realtà non ha mai dovuto compiere interventi prodigiosi. Ha fatto il suo dovere su conclusioni centrali e prevedibili. Non è stato lui a ipnotizzare la Salernitana, è stata la Salernitana a ipnotizzare se stessa con un gioco anemico e senza fantasia.
E quando Raffaele afferma che "loro hanno avuto una sola chance in 90 minuti", dimentica di dire che quella chance è stata pericolosissima e si è conclusa con un palo. Il tecnico minimizza sottolineando che "nasce da un errore nostro", come se questo rendesse meno grave la fragilità difensiva mostrata in quell'occasione.
"Non abbiamo sbagliato gli atteggiamenti"
Qui Raffaele tocca il punto più dolente: il carattere. Come si può sostenere che gli atteggiamenti siano stati giusti dopo una prestazione così molle? Dove era la rabbia dopo la figuraccia di Siracusa? Dove era la determinazione promessa alla vigilia con quel "non siamo quelli di Siracusa"?
La verità è che la squadra è scesa in campo senza la necessaria cattiveria agonistica, senza la fame di chi deve vincere a tutti i costi. Il Cosenza, squadra mediocre in trasferta, ha messo più grinta e più voglia dei padroni di casa. I duelli erano persi, le seconde palle sempre conquistate dagli avversari, i contrasti vinti dai calabresi.
Quando Raffaele dice "i ragazzi ce l'hanno messa tutta", bisogna chiedersi se davvero abbiamo visto la stessa partita. Ce l'hanno messa tutta? O hanno corso molto ma senza costrutto, senza intensità, senza quella qualità che dovrebbe fare la differenza in Serie C?
L'alibi delle assenze: comodo ma insufficiente
"Stiamo avendo fuori calciatori determinanti", dice Raffaele riferendosi a Inglese. L'assenza del bomber pesa, nessuno lo nega. Ma una squadra che ambisce alla promozione diretta non può dipendere così totalmente da un solo giocatore. Dove sono gli schemi alternativi? Dove sono le soluzioni tattiche studiate per sopperire all'assenza del centravanti?
Il tecnico si lamenta che "ieri ho visto gare in cui al 90' inserivano 3-4 calciatori di livello ed è cambiata la storia", confrontando la rosa della Salernitana con quella delle concorrenti. Ma questo è un alibi pericoloso: se la rosa non è adeguata, la responsabilità è anche di chi l'ha costruita e, soprattutto, di chi non riesce a valorizzarla.
Ferrari non è al meglio? D'accordo. Ma allora perché lo si fa tirare un rigore decisivo al 45' del primo tempo? Perché non c'è un'alternativa credibile? Queste sono domande che il tecnico dovrebbe porsi invece di nascondersi dietro le assenze.
Il mercato: una conferma di fallimento
Quando Raffaele parla di mercato e dice "servono tasselli", sta implicitamente ammettendo che la squadra così com'è non può vincere. Ma allora perché continuare a sostenere che "le prestazioni ci sono sempre state"? È una contraddizione evidente.
E quando aggiunge "dopo Foggia ci siamo parlati e credo che ci sia volontà da parte di tutti di intervenire", sta rivelando che dopo 21 giornate di campionato la dirigenza sta ancora correndo ai ripari. Nove giorni dopo Siracusa, nessun acquisto è stato ufficializzato. Cuppone ha preferito l'Entella. Questo la dice lunga sull'appeal della piazza in questo momento.
La freschezza atletica: il grande assente
C'è un aspetto che Raffaele non ha nemmeno sfiorato nelle sue dichiarazioni: la condizione atletica. La Salernitana di ieri sera sembrava una squadra scarica, lenta nei movimenti, imprecisa nei passaggi. Il Cosenza, che pure veniva da una sconfitta casalinga, è apparso molto più brillante e reattivo.
Questa mancanza di freschezza non è un episodio isolato: nelle ultime settimane i granata sono sempre sembrati un passo indietro rispetto agli avversari sul piano fisico. È un aspetto che dovrebbe preoccupare e che il tecnico non può ignorare continuando a parlare solo di "occasioni create" e "prestazioni positive".
Gli schemi tattici: il vuoto pneumatico
Forse l'aspetto più preoccupante è la totale mancanza di un'identità di gioco. Raffaele parla di "dinamiche di partita che richiedono cambiamenti", di "difensori che preferiscono giocare da quinti", di Capomaggio abbassato per alzare Villa e Longobardi. Ma tutto questo movimento produce zero gioco.
Non si vede un sistema chiaro, non si vedono automatismi, non si vedono catene di gioco consolidate. La Salernitana attacca per tentativi individuali, sperando che qualcuno inventi qualcosa. Achik prova le giocate personali, Ferrari sbaglia il rigore, Ferraris non trova la porta. Ma dove sono i movimenti provati in allenamento? Dove sono gli schemi sulle palle inattive? Dove sono le triangolazioni che dovrebbero mettere in difficoltà difese di Serie C?
Quando il tecnico dice "ho visto di nuovo certezze", viene da chiedersi quali. L'unica certezza che si è vista ieri sera è che questa Salernitana, così com'è, non può ambire alla promozione (ne’ diretta, ne’ attraverso i playoff).
Il confronto impietoso con il Cosenza
Raffaele si è affannato a lodare gli avversari: "hanno un'ossatura che viene dalla B", "hanno giocatori forti", "potevano palleggiare bene contro chiunque". Ma poi il Cosenza cosa ha fatto? Si è difeso con ordine e ha lanciato lungo. Esattamente ciò che doveva fare una squadra in trasferta contro un avversario più quotato.
Il paradosso è che il Cosenza, pur avendo rose Garritano, Ricciardi, Kouan e Florenzi, ha giocato una partita estremamente semplice e pragmatica. Ha aspettato la Salernitana nella propria metà campo e ha ripartito quando possibile. E ha avuto ragione, perché i granata non sono mai stati pericolosi davvero.
La pressione: il peso che schiaccia
Una delle poche ammissioni sincere di Raffaele è stata questa: "Qui sembra che non funziona niente, i ragazzi sentono la pressione e scendono in campo con meno scioltezza". Ecco, finalmente una frase vera. Ma chi deve gestire questa pressione? Chi deve dare serenità alla squadra? Il tecnico.
Invece di continuare a dire che "tutto va bene", che "le prestazioni ci sono", che "creiamo 7-8 occasioni", forse sarebbe più utile un bagno di realismo. Dire ai giocatori che le cose non stanno funzionando, che serve molto di più, che il gioco espresso è insufficiente. Solo così si può sperare di dare una scossa a un ambiente che rischia di cullarsi nelle illusioni.
Le parole di Raffaele nel post-partita sono l'emblema di una gestione che sta perdendo il contatto con la realtà. Continuare a difendere l'indifendibile non aiuta nessuno: non aiuta la squadra, che ha bisogno di stimoli nuovi; non aiuta la società, che deve capire dove intervenire; non aiuta i tifosi, che meritano risposte sincere.
La Salernitana non sta giocando bene, non sta creando realmente occasioni da gol, non ha un'identità tattica definita, non mostra il carattere necessario per vincere questo campionato. Sono fatti, non opinioni. E i fatti non si possono nascondere dietro frasi di circostanza.
Raffaele deve decidere se vuole essere parte della soluzione o parte del problema. Continuare a raccontare una realtà diversa da quella che si vede in campo significa scegliere la seconda opzione. I tifosi granata meritano di più. La storia della Salernitana merita di più.
Solo 2150 biglietti venduti per una partita così importante raccontano più di mille parole sulla fiducia che l'ambiente ripone in questo progetto. E le dichiarazioni post-gara di Raffaele rischiano di allontanare ancora di più quella piazza da una squadra che sembra aver smarrito la via.
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