Stiamo leggendo da più parti che il dato della prevendita (circa 16mila biglietti venduti) venga considerato piuttosto deludente rispetto alle potenzialità di una piazza che, 40 giorni fa, aveva polverizzato 30mila tagliandi in poche ore. Ebbene, ci meravigliamo di chi si meraviglia. Anzitutto c'è questa spaccatura in curva che purtroppo sta alimentando polemiche sul web: da un lato chi "non si piega" e non ha intenzione di assistere a quella che sembra soltanto una grossa sceneggiata pro Sampdoria e Frosinone, dall'altro chi ritiene che la spinta del pubblico sia troppo importante per metterla in secondo piano rispetto a questioni di principio. In merito ritengo sia ingiusto prendere posizione: l'Arechi pieno è tanta roba e il vero tifoso va sempre allo stadio, ma nessuno può dimenticare quanto abbiamo passato in un mese e mezzo di ordinaria follia calcistica, con leggi interpretate a piacimento, polemiche, ricorsi, appelli, sentenze e interviste su interviste ad avvocati. E il discorso può essere esteso all'ultimo biennio, il più mortificante di quella storia che oggi celebriamo con smisurato orgoglio e senso d'appartenenza seppur in tono minore. Iervolino è stato in grado di spegnere l'entusiasmo propinandoci direttori sportivi modesti, allenatori scadenti, squadre al risparmio e che non hanno mai gettato il cuore oltre l'ostacolo. Se il gruppo dell'anno scorso ha meritato i fischi della gente e la "bonifica" di Petrachi, quello attuale non è certo stato differente.
Gente che sta in panchina e pensa a sfidare con lo sguardo i tifosi avversari, Stojanovic che si fa espellere nel momento di maggior pressione della Salernitana, giocatori che non fanno un solo contrasto o una mezza protesta, Verde che ride e scherza con i colleghi del Cittadella mentre la squadra attende il finale di Juve Stabia-Sampdoria. Senza dimenticare capitani che non esultano dopo un gol, Tello che becca cinque giornate di squalifica per aver provocato l'arbitro, un Valentini che va in panchina senza incidere minimamente sull'umore e sull'atteggiamento di chi è in campo e un proprietario ex presidente che ha chiuso senza motivo i ponti con stampa e tifoseria pur avendo ricevuto un'accoglienza prematuramente affettuosa. Ecco, la gente non verrà in massa allo stadio soprattutto per questo. Nessuno crede che uno spogliatoio freddo, distaccato, senza cuore, senza anima, senza leader e senza idee improvvisamente morda le caviglie all'avversario già dagli spogliatoi, come accadeva ai tempi del Vestuti. Nemmeno il più inguaribile degli ottimisti si rispecchia in questa Salernitana, tra l'altro anche poco protettiva fuori dal campo visto che ha perso tutte le cause ritrovandosi a spareggiare contro una Samp già retrocessa. Se poi aggiungiamo l'intossicazione alimentare che certo non consentirà di essere al top (tutt'altro, servivano almeno 4-5 giorni in più di stop e riatletizzazione), il 2-0 dell'andata, gli errori di Marino e il minor numero di iniziative per i tifosi allora il dado è tratto e possiamo dire che toccare quota 20mila sarebbe comunque un dato lusinghiero.
Comunque vada a finire domenica prossima sia tabula rasa: dal proprietario all'ultimo dei tesserati. Nemmeno quando la Salernitana è fallita abbiamo avvertito un senso di impotenza del genere, con una società che ha fatto e disfatto a piacimento illudendoci con promesse roboanti salvo poi consegnarci il biennio peggiore della storia senza mai chiedere scusa o provare a riscattarsi. Ovviamente, mai come ora, forza granata e spingiamo tutti affinché accada questo miracolo sportivo, possibilmente gettando nella mischia chi ci crede e ha voglia di combattere e non il Soriano di turno che è stato uno dei tanti flop targato Petrachi. Se i calciatori hanno un po' di amor proprio e un minimo di rispetto per la gente, vadano in campo incarnando il nostro sentimento di rabbia ed ingiustizia. Poi si potrà anche retrocedere, ma guai a farlo consegnandosi ad un avversario fortunato, "portato", modesto e che addirittura si sente parte lesa. Solo per questo sarebbe bello mandarli in serie C. In barba alla Lega, agli arbitraggi, alla FIGC. Quella a cui però i contestatori dedicarono striscioni quando gli stessi personaggi volevano sbatterci fuori dalla serie A senza motivo. Capito che errore abbiamo fatto all'epoca e quanto lo stiamo pagando oggi?
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