Chi ci legge sa bene che non siamo mai stati tenerissimi nei confronti della società e del presidente Iervolino, criticandolo anche quando c'era un clima da osanna generale che francamente non abbiamo mai condiviso. Siamo stati quelli che hanno riconosciuto i giusti meriti a chi ci ha regalato due dei campionati più belli ed emozionanti di sempre, ma anche tra i pochi che hanno fatto suonare un campanello d'allarme sin dal ritiro di Rivisondoli dell'estate 2023 asserendo che fosse in atto un ridimensionamento che andava in direzione opposta alle promesse fatte.
Proprio per questo nessuno penserà sia una difesa d'ufficio nei confronti di Iervolino quello che stiamo per scrivere. Ribadendo che la retrocessione dell'anno scorso sia stata sportivamente vergognosa, che sono state fatte scelte sbagliate soprattutto in ambito dirigenziale, che quest'anno c'era l'obbligo morale di allestire da subito una corazzata e che oltre agli investimenti bisognerebbe rimarcare anche quanto speso, dobbiamo dire con onestà intellettuale che, per la prima volta, avvertiamo una sensazione che ci induce a guardare il bicchiere mezzo pieno.
Non per le parole e le promesse, sia chiaro. Ma è fin troppo evidente che la sconfitta casalinga contro la modesta Juve Stabia abbia fatto scattare qualcosa nell'animo di chi, pur avendo commesso una miriade di errori, certo non ha nessun interesse imprenditoriale a retrocedere in serie C e a vivere una stagione tra contestazioni, diserzioni e polemiche. Che l'1-2 con le vespe possa essere una provvida sventura di manzoniana memoria?
Nei fatti il post Juve Stabia è stato contraddistinto dal chiarimento tra Milan e Petrachi, dalla promessa pubblica di rinforzare concretamente la squadra con budget di 6 milioni di euro, dalla ricerca di un socio facoltoso che potesse consentire di puntare alla serie A già dalla prossima stagione e dall'incontro con la tifoseria organizzata, durante il quale è stata accettata la contestazione con precise assunzioni di responsabilità.
Capiamo in pieno lo scetticismo della piazza, siamo d'accordo sul fatto che non bastino notizie giornalistiche o proclami a dimenticare un anno e mezzo terribile sul piano sportivo, ma in assenza di imprenditori seriamente interessati e con una Salernitana che deve obbligatoriamente uscire da quella posizione di classifica non possiamo far altro che aspettare sperando che arrivino aggiornamenti importanti.
Iervolino non è l'ultimo arrivato e certo ha conoscenze di caratura internazionale in ambito imprenditoriale. Proprio per questo può permettersi interlocuzioni con gente del calibro di Del Vecchio o con altri soggetti con patrimonio miliardario che potrebbero affiancarlo.
Di certo la ricerca di un socio e l'ok per un mercato dopo la ricapitalizzazione lasciano intendere che un minimo di entusiasmo sia tornato nel cuore del patron e che si proverà quantomeno a ricucire lo strappo con la piazza che, come insegna la storia, non contesta a prescindere (se non con i romani) ma giudica i fatti, pronta a fare un passo indietro se, come tutti speriamo, si riuscirà a ritrovare la retta via.
Iervolino, inoltre, si sta rendendo conto di avere in casa un direttore sportivo che, al netto di qualche errore palese commesso in estate, costituisce l'identikit perfetto di quello che cercava dall'inizio. Ad avercelo avuto dopo la prima salvezza! Perchè se oggi stiamo messi così è anche a causa dei milioni gettati dalla finestra a causa di chi ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare appesantendo i bilanci e facendo pagare a peso d'oro calciatori modesti che hanno riportato in B la Salernitana pur essendo lautamente retribuiti.
Ora siamo davvero a cospetto di un bivio: continuare la politica del risparmio, del distacco e della chiusura nei confronti dell'ambiente mettendo in conto la seconda retrocessione di fila (e sarebbe un bagno di sangue dal punto di vista economico) o rilanciare con un socio o attingendo dalle proprie importanti risorse personali? In fondo il ritorno in A della Salernitana è l'unico modo per rientrare degli investimenti fatti e per cedere, eventualmente, il club a cifre di un certo livello.
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