Passano le settimane, passano i mesi, in pratica è quasi finita una stagione. Eppure ancora adesso facciamo fatica a capire quale sia la vera Salernitana. La partita di Caserta è la fotografia perfetta di quello che la squadra ha espresso nell’arco di un campionato che poteva essere condotto a livelli più alti con altre scelte di mercato da parte della dirigenza e – soprattutto – con maggiore continuità. Prendiamo quello che è accaduto al Pinto. Approccio da big, tre gol che non si vedono nemmeno in categorie superiori, pallino del gioco saldamente in mano contro una Casertana mai così in difficoltà tra le mura amiche e poi un crollo finale e il rischio concreto di gettare tutto alle ortiche e di tornare a casa sul 3-3.
Anche in 10 contro 11 la retroguardia ospite ballava. La sensazione è che questa squadra non abbia la capacità di gestire il vantaggio, non è un caso che abbia fatto faville quando costruiva e attaccava salvo poi far riemergere limiti e problematiche dopo che Cosmi ha deciso di limitarsi a contenere. Un lusso che questa Salernitana, senza leader e con pochissimi difensori che fanno la differenza, non può permettersi. Proia ha fatto 1-3 sfruttando un errore dei mediani, Butic ha approfittato di un errore di Golemic e ha galvanizzato il Pinto, poi una serie di cross letti non benissimo da Donnarumma e la sensazione generale che, fosse durata un altro po’ la gara, ci sarebbe stato un epilogo amaro per i 53 cuori granata assiepati in curva Nord. Insomma, la Salernitana proprio non riesce a regalare alla propria gente un periodo di serenità.
E chi, sullo 0-3, sognava ad occhi aperti pregustando un match di ritorno da godersi senza patemi d’animo in attesa del sorteggio del giovedì successivo, si ritrova stanotte a cospetto dell’amletico dubbio: gioire per un successo comunque pesante in campo esterno e che aumenta le possibilità di passare il turno o agitarsi ancora di più visto che, paradossalmente, i falchetti rischiano di arrivarci meglio mentalmente? Davvero strano il calcio: in sala stampa chi ha perso sembrava carico a mille e desideroso di rigiocare già domani mattina, chi ha vinto aveva volti scuri. La certezza è sempre la stessa: arrivasse pure ai quarti di finale, la Salernitana che garanzie darebbe in ottica spareggi con Catania, Ascoli, Brescia, Potenza o Ravenna che oggi sembrano davvero più forti?
Anche Cosmi ci ha messo del suo. Partita preparata benissimo, 70 minuti tatticamente, tecnicamente e mentalmente perfetti, tra i migliori dell’ultimo biennio, ma cambi completamente sbagliati. Togliere Ferraris e passare al 3-5-2 affidando l’attacco a un Inglese fermo da mesi ha significato abbassarsi e consegnarsi alla Casertana, “rianimando” un avversario psicologicamente devastato dallo 0-3 di Ferraris, ma che già contro Atalanta23 e Crotone aveva dimostrato di non mollare mai. Ora il ritorno, in un Arechi da 16-17mila spettatori che rinvia legittimamente critiche e ragionamenti tecnici a quando la post season finirà. A giugno? Lo speriamo tutti. Ma i 20 minuti finali non ci fanno godere a fondo quello che resta, comunque, un colpaccio in campo esterno.
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