"Salerno non merita questo scempio" è una delle frasi che stiamo ascoltando maggiormente in questo biennio decisamente horror per tutti i tifosi della Salernitana. E, in parte, potremmo essere d'accordo: anche venerdì scorso c'erano 17mila spettatori per una squadra, di fatto, in zona retrocessione dall'agosto del 2023. A Bari erano in 4000, senza dimenticare i sold out a Mantova, Bolzano, Catanzaro, Cosenza, Palermo e Pisa e la super scenografia con la quale gli ultras salutarono la serie A nella gara interna persa per 1-2 con il Verona.
Certo, se consideriamo che oggi si canta e si sventola a prescindere mentre i romani sono stati osteggiati in ogni modo pur avendo vinto 4 campionati in 9 anni e mezzo e due coppe, con il cavalluccio sul petto, un manto erboso nuovo di zecca all'Arechi e il restyling del Mary Rosy, viene da storcere il naso e chiederci se davvero "meritiamo di più", visto che in tanti si schierarono finanche al fianco di Gravina che vedeva nell'ippocampo il problema del calcio italiano.
Ben venga il salto di maturità della piazza e condanniamo ogni forma eccessiva di contestazione, ci mancherebbe, ma vivere in modo del tutto passivo questa lenta agonia verso la serie C ha fatto il gioco di chi, dopo mille promesse, ha interrotto ogni rapporto con i tifosi e con la stampa locale pur essendo il principale responsabile di un disastro sportivo senza precedenti in una città che non vanta scudetti o coppe nazionali, ma che mai era stata mortificata in questo modo.
Forse nemmeno ai tempi del fallimento targato Lombardi, quando almeno c'era un gruppo che sudava la maglia giocando gratis. Ribadiamo a caratteri cubitali: protesta pacifica, serena, civile, senza offese personali nè altre manifestazioni per fortuna lontane anni luce dalla mentalità della nostra tifoseria.
Fatta questa lunga precisazione, rimarchiamo che nessuna componente è esente da responsabilità e che i risultati del rettangolo verde sono spesso frutto di tanti fattori e componenti che, mai come a Salerno, raramente viaggiano nella stessa direzione. Perchè c'era chi, due anni fa e da Rivisondoli, faceva suonare un campanello d'allarme e veniva additato come vedova di Fabiani, nostalgico di Lotito o colluso, con l'invito ad andare a mare e una serie di slogan social degni di chi ha dovuto inventare pagine anonime per riemergere dall'abisso dell'anonimato.
D'altronde, però, se le narrazioni viaggiano in una determinata direzione è comunque comprensibile che parte della tifoseria tenda a farsi una idea sbagliata. Peccando, però, di memoria corta quando i fatti danno puntualmente ragione a chi, pur di raccontare la verità, andava contro le masse anche a costo di imbattersi nella gogna mediatica o nell'etichetta di bastian contrario.
In questi mesi abbiamo avuto tante e tristi conferme. Perchè, pur di accaparrarsi il tesserato o la notizia in modalità "velina",si è parlato di tante cose che non corrispondevano alla realtà. Come quando, ad esempio, si invitava la città ad avere fiducia nel famoso progetto triennale, esultando per le plusvalenze di Petrachi senza chiedersi che fine avesse fatto il paracadute e come mai a Sassuolo avessero tenuto i migliori puntando subito alla A.
Ma i problemi della comunicazione partono da lontano. In tantissimi hanno dato credito a chi ha inventato favolette di ogni genere, tra Della Valle avvistato a cena con Cavani mentre Bigon sventolava bandiere francesi negli studi notarili della costiera amalfitana, gente poi sparita dai radar per la vergogna e che ha vissuto di mezze frasi e offese velate salvo poi complimentarsi in privato elemosinando ospitate televisive.
C'è poi chi oggi è addetto stampa di club di tifoseria e non perdeva occasione per pubblicare news farneticanti contro chi osava muovere mezza critica a Iervolino, con il solito tormentone dei romani e della dignità che alimentava soltanto le paginette anonime di turno che fomentavano per mera vanagloria personale. Ma l'elenco sarebbe lungo: Ikwuemesi grande acquisto, la famosa tabella sugli allenamenti di Sousa, reo di aver chiesto a Iervolino di trattenere i migliori e di aver fatto operazione verità senza immaginare che un'esclusiva conta più dell'analisi dei fatti.
Abbiamo letto gli osanna per Sabatini, quello che ha appesantito i bilanci propinandoci Liverani e gente a fine carriera, ma che prendeva i cuoricini su Instagram perchè scriveva frasi ad effetto. E ancora chi si affannava a parlare di storia disconoscendo la scalata dalla D o che invitava la piazza a non festeggiare "una promozione fasulla" salvo poi esternare amore quando la Salernitana partiva per Bologna per la prima gara in A. Ecco, per colpa di tanti è stato sottovalutato il pericolo.
E chi pensa che l'obiettivo sia dire "l'avevamo detto" conferma di non capire nulla. E il fatto che nei salotti tv ci sia ancora chi se ne frega altamente della Bersagliera o ha fatto danni come la grandine fa capire che, in fondo, esprimiamo quello che abbiamo costruito. Tuttavia ora è lecito e opportuno concentrarsi sul presente, ripartendo dai 17mila di venerdì scorso, dai 1200 che saranno a La Spezia e dai 15-16mila di Salernitana-Mantova, la partita delle partite nella quale non possiamo permetterci di non avere in campo Lochoshvili, Ferrari e un Amatucci in forma.
Tradotto: domani, dipendesse dal sottoscritto, giocherebbero le riserve. Ed è un ragionamento pratico, non da perdenti. O vogliamo compromettere uno scontro diretto vitale per un match, quello del Picco, con pochissime possibilità di fare almeno un pareggio?
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