Trenta punti in quattordici giornate. Novanta minuti dopo novanta minuti, la Salernitana mette fieno in cascina con la regolarità di chi al mercato del sabato mattina sa già cosa deve comprare e quanto deve pesare. Non è questione di speranza, quella l'abbiamo seppellita e riesumata così tante volte che ormai ci sembra un parente stretto: è questione di numeri, di una media – 2,14 punti a partita – che proietta i granata oltre quota ottanta e che, nella terza serie, significa una cosa sola: promozione diretta.
I numeri non mentono, i campionati sì
Dal 2020 in poi, a parte le annate stellari di Ternana (90 punti) e Catanzaro (96), i campionati di Serie C si sono decisi con punteggi che oscillavano tra il 75 del Bari e il 79 della Juve Stabia. Ottanta punti, in questo inferno che chiamiamo terza serie, sono un passaporto per la B scritto col sangue e con i crampi del novantesimo. E la squadra di Mister Raffaele, che di questo girone conosce ogni sassolino e ogni angolo buio, sta viaggiando proprio a quella velocità: nove vittorie, tre pareggi, due sole sconfitte. Una macchina che sbanda nelle curve ma che poi raddrizza la traiettoria, spesso quando il cronometro sta per scoccare l'ora della beffa.
Perché questa Salernitana ha un'anima da remuntada: sei rimonte in stagione, cinque trasformate in vittorie, quattordici gol su venti segnati nella ripresa. È una squadra che non molla mai, come quel pugile suonato che al gong finale tira fuori il gancio decisivo. Sedici dei trenta punti sono arrivati ribaltando il risultato o recuperando lo svantaggio. Un carattere che nell'ambiente granata ricorda certe notti dell'Arechi, quando persino le lucciole sembravano granata.
Il miglior rendimento esterno e la solidità ritrovata
Ma c'è dell'altro, oltre al carattere e alla rimonta, che fa brillare questa cavalcata: la Salernitana vanta il miglior rendimento esterno del girone C. Giocare in trasferta nella Serie C del Sud è come ballare sul filo del rasoio durante un temporale: campi che sembrano aratri, tifoserie ostili, arbitraggi che oscillano tra il folklore e il dramma. Eppure, i granata lontano dall'Arechi si muovono con la sicurezza di chi sa dove mettere i piedi, collezionando punti pesanti come pietre miliari. E poi ci sono quei cinque clean sheet, quelle partite chiuse col lucchetto dove Donnarumma e compagni hanno dimostrato che la difesa, quando vuole, può trasformarsi in un muro di cemento armato.
Certo, non mancano le zone d'ombra: una difesa che, se attaccata in velocità, balla come una barca in tempesta; un centrocampo troppo orizzontale che fatica a verticalizzare; un attacco che vive di fiammate ma non sempre di continuità. Ma queste sono le crepe che gennaio, con il mercato, Faggiano dovrebbe riempire . . . sempre che il patron acconsenta. Due slot ancora disponibili, con innesti mirati per elevare il livello senza rompere l'equilibrio chimico di uno spogliatoio che, finora, ha dimostrato di avere quel collante invisibile che tiene insieme le grandi squadre.
La volata verso il titolo di campione d'inverno
Un punto di vantaggio sul Benevento, due sul Catania, quattro sul Cosenza. Sono distanze che nella Serie C valgono quanto un soffio di vento: basta un pomeriggio storto, un rigore dubbio, un'espulsione da moviola, e tutto si rimescola. Il campionato è così equilibrato che le prime quattro potrebbero scambiarsi le posizioni in un weekend. Eppure, la Salernitana guida la fila, e quel primato solitario riconquistato ad Altamura – in extremis, con due rigori e col cuore in gola – vale quanto un titolo morale.
Il titolo di campione d'inverno dista sette giornate, un traguardo volante che serve più a misurare le distanze prima del mercato di riparazione che a celebrare. Ma intanto, ogni punto messo in cascina è un mattone in più verso quella Serie B che Salerno merita, desidera, pretende. Perché questa città, che ha visto troppe volte i sogni inabissarsi nei play-off o naufragare nelle retrocessioni, ha imparato che nella terza serie non si regala nulla. Ogni partita è una guerra, ogni punto un bottino strappato con le unghie.
Il calendario di qui a Natale dirà molto: ci saranno scontri diretti, trasferte insidiose, partite da vincere per forza. Ma se la media punti rimane questa, se il carattere continua a essere quello delle rimonte impossibili, se la fame di Serie B non si placa, allora l'ippocampo granata potrebbe davvero compiere quel salto che tutti aspettano.
Dunque, cari signori di Benevento, Catania e Cosenza, tenetevi pronti: perché questa Salernitana non ha intenzione di mollare, non ha intenzione di farsi beffare ai playoff da qualche altra squadra “miracolata”. Noi granata il campionato lo vinciamo adesso, punto dopo punto, con la fame di chi ha già mangiato troppo pane amaro. Il resto è solo contorno.
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