Nuovo ribaltone in casa granata, stavolta anche nei quadri dirigenziali con Gianluca Petrachi sollevato dall'incarico e sostituito da Marco Valentini. Si dimette anche Stefano Colantuono, che viene sostituito da Roberto Breda, terzo allenatore stagionale dei granata (quarto se si considera anche Andrea Sottil, ufficializzato a giugno ma poi andato via ancor prima di giungere a Salerno). La figura di Breda rappresenta qualcosa di unico per la piazza granata, evoca ricordi di uno dei periodi più felici e soddisfacenti della storia, quello dei meravigliosi anni '90.
Tante emozioni suscita la sua semplice presenza per chi ha qualche anno in più e ha vissuto da vicino quelle stagioni. Prime immagini risalenti al campionato 1993/1994, due gol in due derby di campionato, il primo pesantissimo al Partenio di Avellino, un gol-vittoria con una bordata dai 40 metri, poi la rete del pareggio a Castellammare di Stabia. Altro ricordo di quell'annata nella straordinaria finale playoff del San Paolo di Napoli sempre con le Vespe. Il 3-0 finale di Breda diede la certezza della promozione in B. È poi diventato capitano e con la fascia al braccio ha portato i granata in Serie A, quando si fece notare anche con dei gol bellissimi segnati a Empoli e Milan.
Ma Breda suscita grandi emozioni anche quando torna a Salerno da allenatore nell'annata 2010/2011, con una squadra senza società e sull'orlo del fallimento, che non prende stipendi. Breda la porta quasi in Serie B, promozione sfumata solo in finale contro l'Hellas Verona. Ora un nuovo rientro nella città che è diventata la sua seconda casa, in un momento storico in cui c'è però poco spazio ai ricordi, in una situazione drammatica sportivamente parlando. Come detto anche in conferenza stampa, Breda non è tornato per il suo passato ma perchè può essere l'allenatore giusto per portare la barca in porto, per salvare la Salernitana e scrivere un'altra pagina di storia della Bersagliera. Una storia in cui Breda è (e sarà sempre, comunque vada a finire questa stagione) uno dei personaggi principali e più amati in assoluto. Come dicevamo però, il mister è stato scelto perchè può dare la svolta, il suo curriculum da allenatore parla chiaro, è quasi sempre riuscito a raggiungere gli obiettivi per cui era stato chiamato, quindi ora occorre mettere da parte l'album dei ricordi e concentrarsi sul Sassuolo e sulle partite successive.
Considerazione su Petrachi. Premessa d'obbligo su Valentini: nulla contro il direttore sportivo a cui va la massima fiducia, dirigente competente e di spessore a cui va il massimo sostegno. Il direttore sportivo pugliese però non meritava questa uscita di scena. Avrebbe anzi meritato di continuare la sua avventura a Salerno. Non è stato bello dargli il compito di risanare il bilancio e nel momento in cui avrebbe avuto più autonomia e libertà sul mercato, metterlo alla porta. Di certo i risultati negativi della Salernitana nell'ultimo anno e mezzo non sono colpa di Petrachi come non lo sono soltanto dei tanti (troppi) allenatori transitati. Il passato però è passato ed è ora di concentrarsi sul presente e sul futuro e quindi, forza Valentini, forza Breda e forza Salernitana, la salvezza è difficile ma non impossibile.
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