Una prova del nove da non fallire, un esame di maturità che la Salernitana potrà superare a pieni voti se metterà da parte la prova super dello Stadium scendendo in campo con quel giusto mix tra sana ambizione ed umiltà su cui battiamo da tempo. Guai a fidarsi della formazione di Baroni, imbottita di giovani che corrono ininterrottamente per 90 minuti e di talenti scovati da un certo Corvino. Non proprio l'ultimo arrivato. Le possibilità di andare alla sosta con un bottino di dieci punti e nella zona sinistra della classifica saranno elevatissime se i granata se la giocheranno con la mentalità giusta, senza pensare di incamerare tre punti a mani basse e con la consapevolezza che, negli scontri diretti, non basta essere tecnicamente superiori. Primo tempo con l'Empoli docet. Le tante assenze tra squalifiche ed infortuni e la partenza in sordina dei vari Sambia, Botheim, Valencia, Bradaric e Pirola spingeranno il tecnico a riconfermare quella formazione che, pur essendo solo alla settima giornata, ha speso moltissime energie sul piano psicofisico e proprio per questo la spinta dell'ambiente dovrà giocare un ruolo determinante.
Da qui la prima riflessione: siamo fortemente convinti che la Salernitana, nell'undici titolare, abbia fatto un salto di qualità assoluto rispetto alla passata e travagliata stagione, condizionata da vicende extracalcistiche che avrebbero reso l'impresa ardua per qualunque dirigente e allenatore. Oggi, invece, grazie agli investimenti della proprietà e all'intuito di un giovane ma bravo ds possiamo goderci una formazione che va allo Stadium senza paura e che continua ad attaccare al 94' pur avendo appena subito la rete del pareggio. Nell'epoca delle cinque sostituzioni, tuttavia, le "seconde linee" diventano essenziali quanto i titolari e la speranza è che gli elementi sopracitati possano essere quanto prima al medesimo livello per non vanificare i grossi sforzi economici del club e per dare a Nicola alternative valide in ogni reparto. Dopo la sosta ci saranno anche Lovato, Radovanovic e Bohinen e questa è sicuramente una buona notizia. Dicevamo della gara con l'Empoli da prendere come esempio. Per 25-30 minuti una compagine che ha perso tanti titolari in estate ha ben figurato all'Arechi testimoniando che, in questa serie A, non esistono formazioni materasso e che basta abbassare un attimo la guardia per ritrovarsi in svantaggio. A tratti leziosa, a tratti monotematica, quella Salernitana tornò ad essere devastante quando tutti ripresero a combattere, a mordere le caviglie all'avversario, a formare un corpo unico che, sette giorni dopo, ha messo sotto la Juventus. Meno rabone, più palloni in tribuna nelle difficoltà verrebbe da dire. Perchè è giusto coltivare ambizioni e sognare in grande, ma non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti e come ci siamo salvati.
Ciò detto, vorremmo spendere due parole su tutto quello che è successo da domenica sera in poi. La campagna mediatica a livello nazionale spingerebbe davvero a disdire abbonamenti e a tornare alla vecchia radiolina o finanche al televideo. Lo strapotere mediatico della Juventus (battuta anche ieri a domicilio, sarà ancora colpa di Candreva?) ci ha fatto ascoltare dichiarazioni incommentabili e leggere articoli palesemente di parte in cui si dava per assodato che il gol di Milik fosse regolare dimenticando (in buona fede?) che alla Salernitana mancasse un rigore solare e che l'azione che porta al penalty del pari nasce da un fallo di Cuadrado su Candreva e da una simulazione del colombiano. D'altronde non meravigliano affatto analisi errate o incomplete se taluni si affidano a moviolisti che, sui campi di calcio, facevano disastri su disastri. La verità è che bisognerebbe chiedere scusa alla Salernitana che, in un Paese normale, verrebbe esaltata per la prova di altissimo profilo in casa di una presunta candidata alla vittoria dello scudetto. Invece torna molto più comodo parlare di arbitraggio sfavorevole e VAR non funzionante, come se poi fosse colpa della terna arbitrale se, nel primo tempo, Mazzocchi fa impazzire Cuadrado, Dia salta puntualmente Bonucci, Daniliuc giganteggia su Vlahovic e Piatek ridimensiona Bremer. Se ne facciano una ragione: la Salernitana sarà osso duro per tutti e, spinta da una tifoseria che quando vuole fa la differenza, battaglierà ovunque senza timori reverenziali, senza mai partire aprioristicamente battuta. Speriamo soltanto che Doveri e Mazzoleni siano all'altezza contro il Lecce e che le lamentele giallorosse, abbinate al massacro mediatico pro Juve, non siano elementi condizionanti. Quanto a torti arbitrali da queste parti abbiamo ampiamente dato.
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