Il momento della verità è finalmente arrivato. Non ci sono più prove d'appello, non c'è più spazio per i calcoli o per i "se" e i "ma". Domenica e mercoledì la Salernitana si gioca una fetta di storia nel doppio confronto playoff contro la Casertana. Un derby campano che profuma di tensione, orgoglio e, soprattutto, di quel desiderio viscerale chiamato Serie B. Il segnale più bello è arrivato ieri dal campo d'allenamento. Aprire le porte ai tifosi non è stata solo una scelta tecnica, è stato un atto d'amore. Vedere centinaia di cuori granata sugli spalti a incitare i ragazzi, tra cori e bandiere, ci ricorda che a Salerno il calcio non è mai "solo una partita". È un’identità.I tifosi hanno risposto presente, chiedendo a gran voce il salto di categoria. Quel calore, quel fiato sul collo dei calciatori, deve trasformarsi in energia pura. Chi scende in campo domenica deve sapere che non corre da solo: ha dietro di sé un'intera città che spinge per tornare nei palcoscenici che merita.
La Casertana è un avversario ostico, che verrà a Salerno a fare la sua battaglia. Ma la Salernitana ha tutto per farcela. Qualità tecnica: superiore in diversi reparti; motivazione: la spinta ricevuta ieri; il fattore campo, con la gara di ritorno in casa: l'Arechi deve tornare a essere quel catino ribollente capace di intimidire chiunque. E’ vero, il match è più sentito in terra di lavoro. Realtà diverse hanno accompagnato le due squadre nell’ ultimo decennio. Per la Salernitana il vero derby è (o è stato) in Serie A contro il Napoli, nel frattempo la Casertana si destreggiava in tornei di bassa categoria, persino tra i dilettanti. Ovvio che la rivalità e la possibilità di giocare contro gli “odiati” (consentiteci il termine puramente sportivo) cugini un incontro così importante da dentro o fuori, dia ai tifosi rossoblu una carica emotiva diversa. L’ostacolo è costituito appunto nella gara di andata al “Pinto”, dove ci sarà un ambientino niente male ad accogliere la truppa di mister Cosmi.
Le chance sono alte, ma la gestione mentale sarà tutto. La qualificazione si gioca sui 180 minuti: servirà equilibrio mercoledì, ma domenica servirà il coraggio. La squadra ha dimostrato di avere la stoffa; ora deve metterci la cattiveria agonistica di chi non vuole farsi sfuggire l'occasione della vita. "Ci devi credere": il coro dei tifosi ieri era un comando, non un suggerimento. La carica è quella giusta. Ora la palla passa a mister e giocatori. Il tempo delle parole è finito. Domenica si scende in trincea, mercoledì si punta alla gloria. La strada per la B passa da questi 180 minuti di passione.
Macte Animo, Salernitana!
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