Adesso sì, ci siamo quasi. Dopo una stagione lunga, a tratti complicata e spesso contraddittoria, la Salernitana è arrivata al momento che conta: i playoff. Non è solo un traguardo ma un nuovo punto di partenza perché tutto quello che è stato fatto finora conta ma fino a un certo punto. Ora si azzera tutto... o quasi. La squadra ci arriva in un buon momento, almeno dal punto di vista dei risultati. Le ultime settimane hanno restituito un gruppo più compatto, più convinto e anche più consapevole dei propri mezzi.

Merito del lavoro di Serse Cosmi, che ha dato identità, equilibrio e soprattutto ha rimesso tutti dentro il progetto. Non era scontato, considerando le turbolenze attraversate nei primi mesi dell'anno nuovo. E poi c’è il campo, che ha iniziato a parlare una lingua leggermente diversa. Il tridente funziona, le alternative incidono, il centrocampo ha trovato geometrie più pulite e la difesa, pur con qualche distrazione di troppo, sta dando segnali di solidità. Non è una squadra perfetta, non lo è mai stata e probabilmente mai lo sarà ma è una squadra vera. Il terzo posto, in questo senso, è un patrimonio e un risultato importante (considerando le lacune della rosa emerse durante tutto il campionato), non solo per il vantaggio regolamentare ma anche per quello mentale. Arrivare tra le prime significa partire con un ruolo preciso, quello di chi non può nascondersi. E qui però si entra in un territorio delicato perché la pressione aumenta.

Nei playoff, infatti, non basta essere forti, serve equilibrio, capacità di leggere i momenti, gestione delle energie. Servono giocatori che sappiano quando accelerare e quando aspettare, servono episodi ma anche la lucidità di saperli sfruttare. La Salernitana ha tutto per giocarsela, ha attaccanti che possono decidere le partite, una panchina finalmente lunga che può cambiare l’inerzia, un allenatore che conosce bene certe dinamiche. Ma ha anche qualche incognita, le solite amnesie difensive, la continuità da trovare nell’arco dei 90 minuti, la gestione della pressione. E poi c’è l’ambiente. Salerno ha già dimostrato di poter fare la differenza, ora serve uno sforzo in più. Non solo tifo ma presenza, spinta, partecipazione emotiva. Perché nei momenti chiave, anche questo può incidere. Il tempo delle analisi sta per finire, tra poco parla di nuovo il campo. E lì, davvero, non ci sono più alibi

Sezione: Editoriale / Data: Lun 04 maggio 2026 alle 00:00
Autore: Lorenzo Portanova
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Caporedattore dal 2023