Durante l'estate scorsa ci si attendeva una squadra costruita per vincere subito, per tornare immediatamente in cadetteria. Il nome, la storia, il blasone: tutto sembrava destinare i granata a un ruolo di protagonista assoluta nel Girone C.
La realtà si è rivelata ben più complessa. Oggi la Salernitana si trova terza in classifica, insieme alla Casertana, con 38 punti dopo 20 giornate, ma a distanza di 6 punti dalla capolista Benevento e a 4 dal Catania. Il ritorno del girone si è aperto con una cocente sconfitta per 2-1 a Siracusa che ha riacceso tutti i dubbi e scatenato la contestazione di una tifoseria già provata da due umilianti retrocessioni consecutive.
Un progetto tecnico zoppicante
Il percorso stagionale della Salernitana racconta di una squadra che ha faticato a trovare identità. I numeri parlano chiaro: 28 gol fatti e 26 subiti nelle prime 20 giornate rappresentano statistiche da comprimaria, non da dominatrice. L'alternanza di risultati - 11 vittorie, 5 pareggi e 4 sconfitte - dimostra una preoccupante incapacità di imprimere un marchio distintivo al campionato. Ma è nelle ultime 5 giornate che la squadra ha subito un autentico tracollo collezionando: due sconfitte, un pareggio e solo due vittorie. E, incrociamo le dita, perché lunedì sera ci sarà il Cosenza all’Arechi.
Giuseppe Raffaele, si trova ora nella posizione scomoda di chi deve gestire aspettative irrealistiche con mezzi insufficienti. La piazza è nervosa, l'ambiente teso. Dopo la sconfitta di Siracusa, lo stesso tecnico ha dovuto affrontare domande sul mercato, sul bilancio da rispettare, sulle scelte tecniche contestate, ma ha fornito risposte quantomeno discutibili (come quella di aver puntato su un calciatore febbricitante, o di insistere con calciatori spostati in ruoli a loro non congeniali).
Il Mercato: toppe insufficienti
Il mercato di gennaio 2026 doveva rappresentare il momento della svolta, l'occasione per colmare i vuoti emersi nel girone d'andata. Invece, a metà sessione, la Salernitana ha collezionato solo tre innesti: i difensori Berra e Arena, più il centrocampista Carriero. Giocatori esperti per la categoria, certo, ma non certo i top player che servirebbero per fare davvero la differenza. Mandarli subito in campo è sembrato un azzardo, hanno offerto prestazioni da brividi e creato rischi di frizioni nello spogliatoio, che è stato fin qui il vero punto di forza di questa squadra.
Il direttore sportivo Faggiano era alla ricerca del bomber e ha provato a portare a Salerno almeno Luigi Cuppone dal Cerignola (solo 5 gol realizzati fin qui, con gli ultimi che risalgono all’8 settembre contro il Cerignola), ma anche questa trattativa è sfumata. Adesso si parla di interesse per attaccanti come il trentaquattrenne Chiricò, Merola (fermo da tre mesi per infortunio) e per il centrocampista Meazzi, entrambi dal Pescara. Nomi che difficilmente fanno tremare gli avversari e questi ultimi due presuppongono la rinuncia a de Boer che il Pescara insegue tenacemente dall'estate, mentre Raffaele lo considera inspiegabilmente una riserva, pur in presenza di un reparto mediano in grave affanno. La trattativa per Facundo Lescano, bomber dell'Avellino, si è arenata sulle richieste economiche ritenute eccessive. Ecco il punto: la Salernitana vuole vincere, ma senza spendere come chi vuole davvero vincere.
Nel frattempo, il Benevento - principale concorrente per la promozione - ha chiuso per un difensore di spessore come Caldirola, mandando un segnale chiaro al campionato. La differenza tra chi fa mercato con ambizione e chi lo fa con prudenza è tutta qui.
Il paradosso dell'abbondanza passata
Il dramma della Salernitana risiede tutto nel confronto con il proprio passato recente. Questa è una squadra che, meno di tre anni fa, militava in Serie A. Giocatori di livello, budget importanti, visibilità nazionale. Oggi si ritrova a disputare derby con Altamura, Casarano e Picerno, in stadi semideserti e su campi spesso indegni della categoria.
Nonostante tutto, la Salernitana mantiene la seconda migliore affluenza media del Girone C, segno che il popolo granata continua a credere. Ma fino a quando? La prospettiva di un Arechi deserto contro il Cosenza, con i tifosi che sui social manifestano la loro delusione, racconta di una frattura tra società e piazza che rischia di allargarsi.
La necessità di un cambio di passo
Per la Salernitana, il girone di ritorno rappresenta l'ultima occasione per dare senso a una stagione che rischia di trasformarsi nell'ennesima delusione. Ma servono scelte coraggiose, non rattoppi. Servono giocatori che facciano la differenza, non pedine che completino semplicemente la rosa. Serve un'identità di gioco chiara, non gli esperimenti tattici continui di Raffaele.
Il confronto con le rivali è impietoso. Benevento, Catania e Cosenza hanno costruito progetti più solidi, con investimenti mirati e strategie definite. La Salernitana, invece, sembra navigare a vista, tra vincoli di bilancio e ambizioni che restano tali solo sulla carta.
Due retrocessioni consecutive non sono un caso. Sono il risultato di scelte sbagliate, di programmi improvvisati, di promesse non mantenute. E se questo trend non verrà invertito - con investimenti veri, con una progettualità capace, con l'arrivo finalmente di quei top player che possano davvero spostare gli equilibri - il rischio è che la Serie C diventi non un incidente di percorso, ma una palude in cui la Salernitana resterà intrappolata a lungo.
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