La notte prima di Salernitana-Cosenza arriva con una classifica che pesa come un macigno e racconta molto più di quanto dicano i freddi numeri. Il pareggio tra Casertana e Benevento e la vittoria del Catania sulla Cavese hanno disegnato un nuovo scenario: in vetta ora ci sono Catania e Benevento a quota 45, con i granata scivolati al quarto posto dietro anche a una Casertana che continua a macinare punti. Dietro ai granata c'è il Cosenza, a 36, pronto ad approfittare di qualsiasi scivolone. Tradotto: l’Arechi, questa sera, sarà il centro del mondo granata.

La Salernitana è chiamata a una risposta che non è più solo tecnica, ma identitaria. Dopo Siracusa, dopo settimane di prestazioni opache e segnali preoccupanti, questa squadra deve dimostrare se vuole davvero stare in quella corsa che ora vede due squadre davanti e una terza che ha già messo il naso avanti. Vincere contro il Cosenza non significherebbe solo superare di nuovo la Casertana e tenere a distanza il Cosenza, ma rimettersi in carreggiata in una lotta che rischia di sfuggire di mano se il ritardo dovesse aumentare (ora la vetta dista 7 punti).

E qui entrano in gioco le responsabilità. Perché non è solo il campo a raccontare le difficoltà di questa Salernitana. Il mercato di gennaio, che doveva essere l’occasione per alzare l’asticella, finora ha restituito più frustrazioni che certezze. La telenovela Cuppone è emblematica: affare praticamente chiuso, poi il dietrofront e la scelta della Serie B. Stesso copione, seppur con dinamiche diverse, per altri profili seguiti, come Lescano, che restano lontani da Salerno. Segnali di un club che prova a muoversi, ma che non riesce sempre a imporsi quando entra in gioco la concorrenza o il fascino delle categorie superiori (e di conseguenza quando c'è da investire seriamente).

E allora la domanda diventa inevitabile: questa Salernitana è davvero strutturata e ha voglia di vincere il campionato? La squadra vista a Siracusa ha mostrato limiti evidenti, soprattutto dietro e in termini di personalità. Troppi gol subiti, troppa fragilità mentale, troppa dipendenza da singole giocate. Raffaele è finito nel mirino, come spesso accade quando le cose non girano, ma sarebbe ingiusto ridurre tutto alla panchina. Le scelte della società, le strategie di mercato, la costruzione della rosa: tutto concorre a definire il momento attuale.

Nel frattempo, anche il fattore Arechi sembra meno scontato. I numeri sulla prevendita parlano di un entusiasmo tiepido, figlio di una tifoseria che chiede segnali concreti e non più promesse. Eppure, proprio questa sera, quel pubblico potrebbe essere l’arma in più. Salernitana-Cosenza, dunque, non è una partita come le altre. È una linea di confine. Vincere significherebbe tenere vivo il sogno, ridare fiato alla classifica e forse anche al mercato. Perdere, o anche solo pareggiare, vorrebbe dire guardare Catania e Benevento scappare via, mentre Casertana e Cosenza restano pericolosamente vicine. In una stagione che doveva essere di rincorsa trionfale, ora la Bersagliera si ritrova a dover difendere le proprie ambizioni. E in questo momento, non bastano più le parole: servono risposte. 

Sezione: Editoriale / Data: Lun 12 gennaio 2026 alle 00:00
Autore: Lorenzo Portanova
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Caporedattore dal 2023
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