E alla fine ci dobbiamo beccare anche gli sfottò da parte dei tifosi della Cavese. In un momento di grande tensione a livello nazionale, in cui parlare di calcio è diventato quasi una caccia all’uomo dopo la vicenda Bastoni che testimonia quanto l’ipocrisia regni sovrana in questo mondo, ecco che la nostra Salernitana subisce un gol irregolare al 90’ e nessuno di questi opinionisti e pseudo esperti spende una sola parola verso il signor Ramondino di Palermo. Non esistono errori di serie A o di serie C: un torto può pesare come un macigno in ottica classifica e, sotto questo punto di vista, è ormai una vita che la nostra squadra del cuore riceve trattamenti che non merita. Non dico che dopo la vergognosa vicenda Sampdoria bisognasserisarcirci” per quanto di scandaloso abbiamo visto (a proposito, uno come Doveri meritava davvero di essere nella quaterna di Inter-Juventus?), ma nemmeno continuare a sparare metaforicamente sulla croce rossa facendo leva anche sullo scarso peso politico della società. Insomma, oltre al danno si è aggiunta anche la beffa.

Perché a 10 chilometri da noi celebrano il pareggio come fosse la vittoria della Champions, mentre a Salerno mastichiamo amaro visto che, grazie agli odiati romani, determinate gare speravamo di averle messe definitivamente nel dimenticatoio. Purtroppo, però, siamo talmente inferiori alle dirette concorrenti che anche aggrapparsi a oggettivi torti arbitrali sa tanto di alibi a una società che, ancora una volta, ha perso l’occasione per lanciare un segnale. La squadra gioca male, è in costante involuzione e ha raccolto pochissimi punti nel 2026. Raffaele è in confusione e sembra che anche giocatori da lui scelti stiano giocando con sufficienza e senza ardore agonistico, il direttore sportivo litiga davanti a tutti depotenziando lo staff tecnico e Iervolino, al posto di mandare a casa entrambi, rinvia ogni decisione. Assurdo. Evidentemente la vicenda Valentini-Breda non ha insegnato nulla, dato che trattenere al timone il capitano dopo le brutte figure con Pisa e Carrarese costò – di fatto – la salvezza sul campo che ci avrebbe consentito di evitare quel mese e mezzo di ordinaria follia in cui il nostro destino (al netto dei limiti imbarazzanti della rosa e di uno spogliatoio spaccato) fu deciso con logiche chiare e che di sportivo avevano ben poco.

Oggi si stanno fornendo alibi ai calciatori e nessuno in società se ne accorge. La rosa, già debole e incompleta, potrà giustificare un’altra prestazione scialba con la tensione tra ds e allenatore e con l’assenza reiterata della proprietà e del presidente sul territorio. Se sono loro i primi a non dare forza al progetto, come si potrà mai pensare che giovani alle prime esperienze, gente in prestito o calciatori sul viale del tramonto getteranno il cuore oltre l’ostacolo per una Salernitana a -11 dalla vetta, a -6 dal secondo posto e presa a pallonate nei due scontri diretti con Catania e Benevento? Non aver licenziato Raffaele e Faggiano è stato un segnale di debolezza e se davvero l’alternativa in caso di futuro ribaltone sarà il tecnico della Primavera nessuno si meravigli se l’Arechi sarà sempre più vuoto. Disertare è diventata l’unica arma pacifica che abbiamo a disposizione per far capire a Iervolino, Milan, Pagano e tutti coloro che lavorano per la NOSTRA squadra che siamo pronti anche a ripartire dal basso pur di ritrovare un minimo di dignità sportiva. Il Monopoli era un gioco da tavola, oggi è l’avversario da battere per non rischiare di far avvicinare Cosenza e – nientedimeno – Casertana. E c’è ancora chi difende l’indifendibile fornendo alibi politici o criticando chi, a Roma, pur dispiaciuto starà pensando “ben vi sta…”
 

Sezione: Editoriale / Data: Ven 20 febbraio 2026 alle 00:01
Autore: Maurizio Grillo
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Editorialista dal 2024
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