Tanto tuonò che piovve. Alla fine quanto ormai era chiaro da settimane ha assunto il crisma dell’ufficialità: la Salernitana ha esonerato il tecnico Giuseppe Raffaele. Ennesimo fallimento di un progetto che in realtà non è mai decollato come dimostrano l’enorme distacco dalla vetta della classifica e la rivoluzione operata nel mercato di gennaio. Fatale al trainer siciliano la sconfitta interna con il Monopoli, match giocato malissimo dalla Salernitana e nel quale è emersa in pieno la difficoltà psicologica della squadra soprattutto dopo la rete decisiva di Scipioni.
Sin troppo evidente lo scollamento tra parte dello spogliatoio e l’ex allenatore che, dalla tribuna, assisteva inerme a uno spettacolo in linea con le partitacce giocate di recente dai granata e che già avevano imposto una riflessione da parte della società. Al termine del primo tempo di Picerno, per esempio, l’amministratore delegato Umberto Pagano aveva espresso perplessità sulla performance della Bersagliera a cospetto del fanalino di coda falcidiato dalle assenze.
Dopo Cerignola, invece, il direttore sportivo Daniele Faggiano aveva sondato la disponibilità di Guido Pagliuca, ancora sotto contratto con l’Empoli in B, ma tentato dalla possibilità di sposare un progetto ambizioso in una piazza del calibro di Salerno. In quel caso sarebbe stato il presidente Maurizio Milan a porre il veto, dando un’ultima chance a Raffaele e non avallando la proposta di un budget extra per una nuova guida tecnica.
E il turno infrasettimanale giocò a favore di Raffaele, visto che non c’era nemmeno il tempo per potersi mettere all’opera a caccia di un adeguato sostituto. Dopo Cava, invece, il licenziamento sembrava imminente: lite con il ds Faggiano in presenza dei calciatori, secondo tempo assolutamente negativo, cambi tardivi e sbagliati e un punto che non servì a nulla in chiave classifica. Il no di Faggiano alla soluzione interna e alla promozione in prima squadra di Guglielmo Stendardo suscitò perplessità all’interno della società che, al ds, fece pesare la scelta d’aver sempre difeso Raffaele anche quando il ribaltone appariva inevitabile.
A nulla è servita la cena della settimana scorsa, con un gruppo ormai mentalmente scarico, rassegnato all’idea di non poter più raggiungere il Benevento in vetta e spiazzato da alcune scelte di Raffaele che hanno comportato fratture interne, musi lunghi e malumori. Domenica Iervolino era allo stadio e ha potuto constatare in prima persona lo stato delle cose. Prestazione negativa, sconfitta interna contro un avversario più debole rispetto all’andata, gol subito da centrocampo, assenza di reazione emotiva, impatto horror dei subentrati e i fischi assordanti del pubblico, associati al -14 dal Benevento e dal -9 rispetto al Catania.
In sala stampa Faggiano era stato chiaro: “Così non si può andare avanti, non mi piaceva come giocavamo nemmeno quando si vinceva ed eravamo primi. Il mister non è contento, non lo sono nemmeno io ed è necessario ritrovare in fretta lucidità perché dobbiamo fare delle riflessioni importanti”. Ieri mattina a Raffaele è stato comunicato l’esonero: va via assieme al suo vice Ferrari e, nelle prossime settimane, si potrebbe discutere la rescissione anticipata di un contratto che scadrà a giugno del 2027. Faggiano non si è dimesso, resta al suo posto e, alla fine, ha avuto mandato di scegliere un nuovo allenatore pur dovendosi muovere tra due paletti: budget minimo e quattro mesi, al massimo con opzione di rinnovo in caso di promozione in B.
Caserta era stato sondato, Marino sarebbe tornato volentieri e aspettava soltanto una chiamata, chiacchierata anche con Viali, ma poi la decisione di virare su Cosmi. Primo confronto in mattinata, poi una call con Iervolino e Pagano prima della fumata bianca. Tutto secondo i parametri predisposti dalla proprietà. Oggi primo allenamento, in settimana dovrebbe esserci anche la conferenza stampa di presentazione.
Al fianco di Cosmi è atteso Faggiano, chiamato a spiegare come mai non abbia rassegnato le proprie dimissioni dopo aver incassato la contestazione della tifoseria e aver perso tempo prezioso per un ribaltone tecnico che appariva urgente e necessario già dopo la brutta figura di Siracusa. Ma la gente attende che a parlare sia la società: il silenzio del proprietario e del presidente acuisce il malcontento e sarebbe il caso che Milan uscisse allo scoperto visto che fu lui a parlare di obiettivo serie B e dell’allestimento di una rosa importante. Il campo sta smentendo il club, ancora una volta.
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