Alla fine paga l’allenatore per tutti. E, diciamo la verità, quando si parla di “fiducia a tempo” e “ultima spiaggia” è evidente che l’esonero sia soltanto stato rimandato. Ennesimo errore della società che, senza aver imparato nulla dal recente passato, ha rinviato fino a metà febbraio quanto sembrava inevitabile da settimane. Forse temendo che un nuovo allenatore a gennaio avrebbe potuto chiedere rinforzi di un certo spessore senza accontentarsi delle riserve di Siracusa e Arezzo, ma questo è un altro discorso.

Raffaele è stato esonerato per due motivi principali. Anzitutto il rapporto con il gruppo. Fino a novembre si era visto uno spogliatoio compatto, desideroso di riportare in B la Salernitana e in cui tutti remavano nella stessa direzione. Alle prime difficoltà e dopo qualche scelta ritenuta tecnicamente sbagliata, ecco che una serie di malumori hanno incrinato qualcosa, con l’apice che si è raggiunto quando il mister ha legittimamente deciso di gettare da subito nella mischia i nuovi a scapito di chi, con tutti i suoi limiti, aveva comunque portato i granata in vetta alla classifica. Tra chi ha chiesto di andare via, chi è stato collocato altrove e chi giocava anche senza performare, è evidente che qualcosa gli sia sfuggita di mano nonostante le smentite di rito. E avere al suo fianco in panchina il direttore sportivo, dal quale riceveva “bacchettate” pubbliche, non ha certo contribuito a creare un clima di serenità, in una piazza con pressioni totalmente diverse rispetto a Cerignola.

Nell’ultimo mese poi la situazione è diventata insostenibile: alterchi negli allenamenti, la lite a Cava col ds, la consapevolezza di essere rimasto nonostante la sfiducia e altri colleghi contattati. Su tutti quel Guido Pagliuca che, con un investimento economico, avrebbe seriamente preso in considerazione la panchina campana. Tornando a Raffaele, è ovvio che paghi anche l’involuzione di una squadra molle, piatta, monotematica, mai cresciuta nell’arco delle settimane, incapace di imporsi su avversari di livello modesto anche in doppia superiorità numerica. A lui la società imputa la gestione di Ferrari e Ferraris, la bocciatura improvvisa di Golemic, la partenza di quel Varone che bene sta facendo a Gubbio, ma anche i punti con le “piccole”: ko con Siracusa, pareggi con Cavese e Giugliano, lo 0-1 di ieri con un Monopoli indebolitosi dopo il mercato.

“Lo abbiamo scelto perché abbina gioco e risultati, il suo Cerignola ha dato spettacolo” fu detto nel giorno della presentazione ufficiale. Ecco, sotto questo aspetto la missione è tristemente fallita. Non ci rimangiamo, però, quanto detto per mesi. Con l’organico a disposizione è un mezzo miracolo sportivo aver mantenuto la vetta della classifica per 15 giornate con Matino, Anastasio, Donnarumma, Frascatore, Coppolaro, Tascone, Ubani, Quirini e Knezovic e, in fondo, la Salernitana occupa una posizione grossomodo consona con le potenzialità della rosa alle spalle di Catania e Benevento da tutti ritenute superiori. Le lacune della rosa, qualche torto arbitrale, un pizzico di sfortuna e la scarsa protezione del club hanno contribuito a creare confusione. Ma ora non ci siano alibi per i calciatori: dimostrino con i fatti che il problema fosse la guida tecnica. Con la speranza che, da qui a un mese e mezzo, non ci si renderà conto che il vero guaio fosse il valore effettivo della squadra.

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 18:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024
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