Un anno fa Salerno sportiva si risvegliò incredula per quanto si stava decidendo a tavolino. Oltre 30mila persone avevano acquistato il biglietto per spingere la Salernitana verso la salvezza e mai avrebbero immaginato che le porte di quello stadio sarebbero rimaste inesorabilmente chiuse. Perché, dopo aver stravolto le regole (due trasferte consecutive nelle ultime due giornate, un tuffo in area trasformato in un rigore per il Frosinone), i signori del calcio decisero – sulla base di una responsabilità presunta, senza deferimenti ufficiali e con giudici che oggi danno torto a Lega e Federazione – di rinviare sine die (altra cosa non prevista dalle norme) la partita dei playout ridisegnando solo una parte della classifica (i playoff erano già in corso) e concedendo una seconda possibilità alla Sampdoria che, pur retrocessa sul campo, continuava misteriosamente ad allenarsi al netto di un clima non propriamente amichevole tra i tifosi blucerchiati.

Ne seguirono giornate calcisticamente parlando folli, con la Salernitana che dovette attendere quasi un mese per conoscere date, avversario e orario e con l’intera Italia sportiva che quasi si voltava dall’altra parte rispetto a una delle pagine più nere di sempre. Gravina e Bedin parlavano di rispetto delle regole, decine e decine di avvocati invece ritenevano che la Salernitana fosse vittima di un qualcosa che andasse oltre il rettangolo verde. Nei fatti oggi il Frosinone festeggia la A dopo essersi salvato senza giocare e con quel penalty inesistente nel derby della famiglia Grosso e la Sampdoria è salva (con qualche rigorino) quando invece avrebbe dovuto riprendersi la categoria battagliando sui campi di Alcione Milano, Ospitaletto e Dolomiti Bellunesi.

E la Salernitana? Sul campo, forse, meritava la retrocessione. Rosa modesta, quattro allenatori cambiati, errori dei direttori sportivi, gruppo spaccato, società che sbagliò tutto quello che poteva sbagliare. Ma la Bersagliera aveva il diritto di giocarsela in quei 180 minuti, forte della spinta popolare e della consapevolezza che, come sempre accaduto nel mondo del calcio, una successiva e definitiva condanna del Brescia avrebbe comportato il ripescaggio. Una ferita che resterà aperta, forse solo Bettin e l’1-1 di Piacenza lasciarono in eredità un senso di ingiustizia e di impotenza maggiore. Perché quel capolavoro di Doveri all’Arechi (rigore non dato e gol convalidato alla Samp nella stessa situazione che comportò l’annullamento di quello della Salernitana) è la fotografia perfetta della deriva del calcio italiano. Quello che per la terza volta di fila vedrà i mondiali da casa. E, visto chi ci ha rappresentati, in fondo non siamo nemmeno così dispiaciuti. E ora riprendiamocela sul campo…

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Sezione: Primo Piano / Data: Mar 19 maggio 2026 alle 20:00
Gaetano Ferraiuolo
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Gaetano Ferraiuolo
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