Una vittoria che non scalda i cuori, un successo che non alimenta speranze. Il modus operandi della società, la lentezza della dirigenza nel chiudere operazioni importanti e l'involuzione sul piano del gioco non consentono di credere ancora nel raggiungimento di due corazzate come Benevento e Catania che sono meritatamente avanti ai granata. Al di là delle prestazioni (Menichini in C aveva una corazzata, eppure non c'era tutto questo spettacolo), quel che balza all'occhio è la perdita d'entusiasmo da parte del gruppo.

Della squadra che si abbracciava dopo un gol, che caricava i tifosi, che esultava all'impazzata dopo un risultato positivo e che parlava apertamente di sogno promozione diretta non è rimasto quasi nulla. Oggi, a tre minuti dalla fine, i panchinari erano lì fermi senza partecipare emotivamente alla gara, senza spingere i compagni, senza provare un minimo di gioia per un successo che stava maturando dopo una serie di risultati negativi. Come se fosse un clima da amichevole. Capomaggio subisce un fallaccio? Nessuno alza i toni con l'avversario per farsi rispettare. Longobardi e Villa sbagliano cross a ripetizione? Zero calciatori che li incoraggiano.

Certo, l'involuzione sul piano del gioco e la consapevolezza di non essere i più forti possono aver inciso sul morale di una squadra arrivata a Caravaggio in totale emergenza, ma se una rosa largamente incompleta perde anche la "garra" c'è ben poco da stare allegri. "Stiamo facendo il massimo di quello che potevamo fare" ha detto in quasi tutte le interviste Raffaele e, forse, il punto è proprio questo: la Salernitana è conscia dei suoi limiti, ha messo in campo il cuore, ma ora contano i valori tecnici e c'è la certezza di non essere all'altezza. Salvo colpi di mercato importanti e non le riserve del Siracusa.

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 18 gennaio 2026 alle 23:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024
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