C'è un momento preciso in cui la storia della Salernitana ha cambiato direzione. Non è stata una sconfitta in campo, non un gol subito al novantesimo. È stato qualcosa di molto più prosaico e molto più devastante: una stretta di mano non data, un progetto che avrebbe potuto continuare e che invece venne interrotto due volte, per due ragioni diverse, con due protagonisti diversi: Walter Sabatini prima, Paulo Sousa poi. Da quel bivio in poi, la strada ha portato dritta verso il baratro della Serie C.
Nel frattempo, sulle rive del Lago di Como, due fratelli indonesiani stavano dimostrando al calcio italiano che cosa significhi avere un progetto vero. I fratelli Hartono non hanno inventato niente di magico: hanno scelto un allenatore di qualità, lo hanno sostenuto, e hanno investito con coerenza.
Risultato: dal 2019, quando il Como militava in Serie D, alla Serie A come protagonista nel 2024-25. La distanza tra i due club oggi è di cultura sportiva e merita di essere raccontata:
IL PRIMO ERRORE: MANDARE VIA SABATINI
Walter Sabatini arriva alla Salernitana nel gennaio 2022, in una situazione disperata: il club è ultimo, rischia l'estromissione dal campionato, e il nuovo proprietario Danilo Iervolino cerca qualcuno che faccia un miracolo. Sabatini lo fa. Con Davide Nicola in panchina, costruisce in poche settimane una squadra capace di compiere la rimonta del 7% raggiungendo una salvezza che nessun addetto ai lavori avrebbe scommesso.
È il momento in cui tutto avrebbe potuto funzionare: un proprietario entusiasta, un dirigente esperto con un network immenso, un gruppo che conosce già il dolore e il riscatto. Invece, dopo alcuni mesi, arrivano le incomprensioni: le commissioni ai procuratori diventano un casus belli, e dietro quel motivo apparentemente tecnico si cela un conflitto di potere tra due personalità forti che non riescono a coesistere. Iervolino sceglie di salutare Sabatini, portando alla corte granata il giovane Morgan De Sanctis.
IL CAPOLAVORO DI SOUSA E LA STAGIONE PERFETTA
La stagione 2022-23 è la più bella della storia ultracentenaria della Salernitana. Paulo Sousa arriva a febbraio, prende una squadra in grande difficoltà e la trasforma: dieci risultati utili consecutivi, pareggi contro Napoli e Inter, e una salvezza ottenuta con 42 punti — undici in più della zona retrocessione.
È un campionato da ricordare, con Dia da 16 gol, Candreva trascinatore, Ochoa fenomeno, Gyomber che domina Osimhen al Maradona.
Sousa al termine della stagione ha le idee chiarissime su cosa fare: vuole restare, vuole costruire qualcosa di duraturo. Chiede di mantenere l'ossatura: Ochoa, Gyomber, Coulibaly, Dia, Bradaric. Chiede acquisti di esperienza per completare il salto di qualità e ambire alla metà sinistra della classifica, quella che Iervolino stesso aveva indicato come obiettivo. È un programma serio, da club con ambizioni serie.
La risposta della società è un silenzio assordante durato settimane. L'estate 2023 diventa il simbolo di tutto ciò che non va: una proprietà che promette ma non mantiene, un allenatore che si sente abbandonato, un ambiente che inizia a capire che qualcosa si è rotto.
Invece emerge una divergenza profonda: la proprietà aveva dato mandato al direttore sportivo di concentrarsi quasi unicamente sulle cessioni, ragionando in entrata sulla base del prestito. Arrivano Ikwuemesi e Cabral dall'estero a basso costo, mentre Sousa aspettava profili di esperienza. La frittata è fatta prima ancora di un calcio d'inizio.
Il risultato è una retrocessione record, la peggiore della storia granata per distacco e per numeri negativi, seguita da un'altra retrocessione in Serie C.
In quattro anni di gestione Iervolino, la Salernitana cambia nove allenatori e cinque direttori sportivi. È il ritratto di un club che naviga a vista, senza bussola, senza progetto.
IL MODELLO COMO: COSA SIGNIFICA AVERE UN PROGETTO
Mentre la Salernitana affogava nei propri errori, a Como si stava costruendo qualcosa di completamente diverso. I fratelli Robert e Michael Hartono, con un patrimonio stimato da Forbes in quasi 40 miliardi di dollari, acquistano il club nel 2019 quando gioca in Serie D. Non è un capriccio da miliardari: è un progetto. E la differenza si vede subito nel metodo.
La gestione è affidata a Mirwan Suwarso, manager di visione internazionale con un'idea precisa del club che vuole costruire: un marchio globale che integri calcio, turismo e entertainment, con Cesc Fabregas prima da giocatore poi da allenatore come simbolo del percorso. Una scelta controcorrente, affidare la panchina a un esordiente assoluto, ma coerente con la filosofia: costruire identità, non cercare soluzioni di emergenza.
IL CONFRONTO
La differenza cruciale tra i due modelli non è di soldi, Iervolino ha investito decine di milioni anche lui, ma di competenze, continuità e di fiducia. Gli Hartono hanno scelto Fabregas e lo hanno difeso quando l'Inter lo voleva via. Hanno costruito un'idea di club e l'hanno rispettata anche nei momenti difficili. Quando il Como ha perso, non ha cambiato allenatore: ha aspettato, ha investito, ha creduto nel progetto.
Iervolino, al contrario, ha interrotto il ciclo migliore della sua gestione, quello costruito con Sousa, per poi inseguire soluzioni di emergenza: Inzaghi,
Liverani, Martusciello, Breda, Marino, Raffaele, Cosmi. Un circo di allenatori che non ha mai avuto né i giocatori né il tempo per lasciare un segno.
LO SCENARIO ALTERNATIVO: E SE AVESSERO ASCOLTATO SOUSA?
Non è fantascienza immaginare cosa sarebbe potuto essere. Con una Salernitana che nel 2023 raggiunge il miglior risultato della propria storia, con Sousa in panchina e un mercato estivo serio, con Dia confermato e due o tre acquisti mirati, la squadra granata avrebbe avuto tutti gli ingredienti per consolidarsi in Serie A e crescere nel tempo.
UNA LEZIONE DOLOROSA MA INUTILE
La storia della Salernitana di Iervolino è la storia di un presidente che ha avuto tutto il necessario per fare qualcosa di grande, i soldi, il pubblico, la piazza, il sinallagma, persino il tecnico giusto , ma che ha sabotato ogni tentativo di continuità proprio nel momento in cui tutto stava funzionando alla grande.
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