Il mio pensiero su quanto accaduto nelle ultime 24 ore l’ho espresso nell’articolo delle 14, in generale è dal 2022 che non sono mai stato tenerissimo nei confronti della proprietà pur riconoscendo enormi e indiscutibili meriti per il primo anno e mezzo targato Iervolino. Oggi, purtroppo, i fatti danno ragione a chi, da Rivisondoli nel 2023, provava a sgolarsi per far capire alla piazza che fosse in atto un processo di ridimensionamento totale che rischiava di far fare alla Salernitana il doppio salto all’indietro di categoria.

Assodato che, a volte, in questa città non si può raccontare la verità senza essere tacciati di qualunque cosa e preso atto che oggi quasi tutti la pensano allo stesso modo rendendosi conto che si va verso un galleggiamento in terza serie, ci esponiamo di nuovo su quanto accaduto schierandoci totalmente dalla parte della curva Sud e dei gruppi ultras. Persone che seguono ovunque la squadra del cuore, che fanno sacrifici, che macinano chilometri, che non hanno mai contestato anteponendo a tutto il bene della maglia e che aumentano l’appeal del brand Salerno con coreografie spettacolari non hanno il diritto di esprimere il proprio legittimo e sacrosanto dissenso?

Pagano ha fatto un autogol, lo diciamo senza girarci troppo intorno. Sicuramente è una persona seria e, in questi mesi, ha provato comunque a portare avanti la strada del dialogo con gli esponenti più rappresentativi della tifoseria, ma è poco opportuno rispondere in quel modo, senza contraddittorio, tirando in ballo i fallimenti del passato e quella storia che siamo certi conosca e che è stata caratterizzata, in tempi recenti, da due retrocessioni di fila a suon di record negativi battuti. E non si fa un grande complimento a Iervolino ricordando che ha speso 130 milioni di euro, visto che con questa cifra bisognava ritrovarsi quantomeno a metà classifica in A e non al terzo posto in C.

Se si decide di non parlare alla stampa locale concedendo qualche dichiarazione saltuaria a pochi eletti, non è poi coerente alimentare comunque un dibattito affidandosi ai social, soprattutto nel giorno in cui il Catania in un’ora soffia un altro obiettivo alla Salernitana. Perché, a dirla tutta, l’unico modo per rispondere a quegli striscioni era prendere 3-4 giocatori top senza far passare il messaggio di un budget importante e di un ds non in grado di chiudere le trattative. Intendiamoci, Faggiano ha commesso tanti errori anche sul piano della comunicazione. Ma è sempre la proprietà a fare la differenza e non esonerare il direttore sportivo significa avallare il suo modus operandi.

Se vogliamo ragionare da tifosi allora andiamo avanti col populismo: -6 è recuperabile, le big verranno all’Arechi, il campionato è lungo, se escludono il Trapani rosicchiamo punti al Benevento e forza Salernitana! Se invece vogliamo utilizzare la testa al posto del cuore possiamo dire che, in questo contesto di caos e con una squadra che già sta andando oltre il reale potenziale, è utopistico immaginare di superare due corazzate che stanno dimostrando di voler vincere per davvero. E infine diciamo basta a due argomenti. Il primo: la politica. Chi vi scrive non ha mai votato per De Luca – tanto per essere chiari – ma ritiene che niente possa giustificare le promesse disattese, il no al dialogo con la piazza e quanto stiamo vedendo da due anni e mezzo. Se c’erano ostacoli, di qualunque natura, toccava alla società dirlo pubblicamente e subito.

Non ora che la credibilità è ai minimi storici. E poi basta con la cantilena della squadra tutta nuova. Ricordate il 2014? Trevisan, Lanzaro, Franco, Colombo, Moro, Favasuli, Gabionetta, Negro, Calil. 9 su undici erano arrivati in estate, con annesso cambio di allenatore in piena preparazione. La Salernitana stracciò il campionato. La differenza? Lotito, Mezzaroma, Fabiani. Il top. E chi dice il contrario è ormai in malafede…

Sezione: Editoriale / Data: Mer 21 gennaio 2026 alle 00:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024
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