C'è qualcosa di poeticamente surreale nella conferenza stampa di Daniele Faggiano dopo la sconfitta casalinga contro il Monopoli. Il direttore sportivo della Salernitana si presenta davanti ai microfoni visibilmente teso, ci mette la faccia , bisogna riconoscerglielo, e annuncia solennemente che nelle prossime due o tre ore rifletterà sul da farsi. Due o tre ore. Come se la classifica avesse bisogno di un appuntamento in agenda per essere letta.
«Adesso non è facile parlare. Le parole servono a poco», esordisce Faggiano. Verissimo. Peccato che a servire poco, nelle ultime settimane, siano stati anche i fatti. La cena di gruppo organizzata per ricucire lo strappo dopo il derby con la Cavese? Servita. La presunta scossa di Cava de' Tirreni, con lo sfogo plateale del ds? Servita anche quella, ma evidentemente a tavola era già tutto freddo. «Fino a quando non ho lucidità non riesco a prendere una decisione, ho bisogno di tempo», aggiunge il dirigente. Nel calcio, però, il tempo è l'unica merce che non si può acquistare al mercato di gennaio.
Sul futuro dell'allenatore Giuseppe Raffaele, la risposta è un capolavoro di equilibrismo semantico: «Sull'allenatore è necessario riflettere bene». Giusto. Riflettiamo. Riflettiamo sul fatto che la Salernitana, squadra retrocessa dalla Serie B con ambizioni di risalita immediata, è stata battuta in casa dal Monopoli con un gol arrivato praticamente da centrocampo, complice un portiere tradito persino dal sole. Riflettiamo sul fatto che i playoff, a questo punto, sembrano un miraggio lontano quanto la Serie B.
Faggiano è onesto, va detto: «Sono arrabbiato più con la squadra: chi va in campo deve dare il 100%». E poi, con una metafora che vale più di mille analisi tattiche: «Non posso vedere la mia squadra come un pugile che prende pugni senza reagire». Bellissima immagine. Il problema è che, mentre il pugile è già a tappeto da settimane, la dirigenza è ancora ferma all'angolo del ring a decidere se lanciare o meno la spugna.
Il momento più vivace della serata, paradossalmente, non è arrivato in campo ma in sala stampa, dove Faggiano ha attaccato un giornalista che ha osato chiedergli lumi sulle sue possibili dimissioni, intimandogli di "cacciare gli attributi". Ecco: quella grinta, quella reattività, quell'energia. Se solo riuscisse a trasferirle in qualche modo ai suoi undici in campo, forse le cose andrebbero diversamente.
Intanto, il futuro del tecnico Raffaele è appeso a un filo e le prossime ore saranno decisive. Il presidente Iervolino verrà interpellato a bocce ferme, si valuterà tutto con calma, si prenderà la decisione giusta al momento giusto. Nel frattempo, il Catania allunga, il Benevento sorride, e l'Arechi, quello stesso stadio che ha visto la Salernitana giocare in Serie A, risuona di fischi e di un silenzio pesante come il granata che sbiadisce.
In fondo, c'è una buona notizia: Faggiano ha bisogno solo di due o tre ore per decidere il futuro della Salernitana. Una inezia. Peccato che il campionato, di aspettare, non abbia la stessa pazienza .
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