Torna a parlare della sua squadra del cuore. Lo fa attraverso il sito TuttoSalernitana concedendo un’intervista esclusiva utile a ribadire quale sia uno dei sogni del cassetto: essere il presidente granata e trasmettere ai calciatori, alla dirigenza e a tutti i tesserati quel senso d’appartenenza ereditato dal padre che, probabilmente, è stato il patron più amato in assoluto.

“Il desiderio c’è sempre” ammette Gerardo Soglia con un pizzico di emozione “a breve inizierò a girare ancor di più per il mondo per motivi lavorativi, ma la Salernitana verrebbe prima di ogni cosa. Mio padre era follemente innamorato dei colori granata, al punto da portare a Salerno un calciatore come Agostino Di Bartolomei. Chi avrebbe mai solo pensato di proporre la C a un campione abituato alla A? Quando però sei mosso dall’amore cerchi di andare oltre ogni limite, non dimenticherò mai l’emozione che ho provato quando venne a casa e, da dietro la porta, spiai il momento in cui firmò il contratto. Ecco, per me la Salernitana è un qualcosa di famiglia, un’emozione che non si può spiegare a parole. Non so se sarò mai il presidente, ma di una cosa sono certo: prima o poi un altro Soglia guiderà la Bersagliera”.

L’imprenditore prosegue: “Di recente c’è stata un’iniziativa dedicata alla storia, abbiamo avuto la possibilità di ricordare persone come mio padre, Ansaloni, Di Bartolomei e Carmando che hanno dato tantissimo alla causa granata. In sala c’erano vecchie glorie, gli occhi brillano ancora quando si parla di Salerno anche se sono passati quasi 40 anni. I miei nipoti o altri bambini presenti avevano la pelle d’oca, i nostri racconti li hanno letteralmente travolti. Questa è la Salernitana, si va ben oltre i 90 minuti della domenica. E’ una passione che alimenta la quotidianità, che fa parte della vita di tutti i giorni. Vorrei tanto che l’attuale società capisse tutto questo e che si rendesse conto che un tale patrimonio d’entusiasmo è elemento fondamentale e imprescindibile, non una pressione negativa”.

Inevitabile parlare poi dell’attualità e della contestazione della piazza all’indirizzo della proprietà: “Una squadra di calcio non può essere gestita come una normale azienda. Bisogna salvaguardare la passione di decine di migliaia di persone: se scegli di far parte di questo mondo non puoi defilarti se arriva qualche protesta. Le contestazioni a mio padre, a Lotito, ad Aliberti, a Lombardi furono molto più dure e parliamo di presidenti che hanno vinto campionati. Iervolino avrebbe tutte le potenzialità economiche per riportare in alto i nostri colori, un bravo imprenditore è quello che sa rialzarsi dopo una caduta. Ma manca la presenza sul territorio. La sensazione è che si stia facendo terra bruciata attorno: la tifoseria protesta e, in larga parte non viene allo stadio, alcuni sponsor si stanno tirando indietro e ci ritroviamo in serie C dopo due retrocessioni di fila. A livello nazionale sta passando un messaggio chiaro e preoccupante. Se giudichiamo l’azienda dai risultati sportivi c’è incapacità, eppure sono stati spesi oltre 100 milioni di euro. Aggiungo: basta con l’alibi della politica”.

Infine sulla possibile vendita del club: “Si deve sperare in qualche imprenditore del territorio, all’estero fai fatica a far comprendere le potenzialità della piazza quando poi ti chiedono in che categoria giochi. Bisognerebbe battere molto sulle risorse del territorio, con la costiera amalfitana e altre bellezze della provincia che andrebbero valorizzate di più per convincere qualcuno ad avvicinarsi come accaduto a Como. Io forse ho pagato aver detto pubblicamente quali fossero le mie intenzioni. Prevalse il cuore del tifoso e non la razionalità dell’imprenditore. Anzitutto bisognerebbe capire quale sia il prezzo, ricordando che chi subentra erediterebbe un monte ingaggi alto e dovrebbe comunque costruire quasi da zero la rosa dell’anno prossimo”.

Sezione: News / Data: Sab 21 febbraio 2026 alle 15:30 / Fonte: la Città
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024
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