All'elenco delle brutte figure fatte dalla società ci mancava soltanto la debacle contro quel Benevento che vive la rivalità con Salerno con molta più enfasi rispetto a quella che fanno trasparire. Per loro era la partita dell'anno, si evinceva dalla volontà di continuare ininterrottamente ad attaccare anche quando la Salernitana - sbagliando - aveva totalmente staccato la spina. Mentre la tifoseria punta il dito soprattutto sull'allenatore contestandogli la scelta di schierare una formazione troppo spregiudicata, noi preferiamo non spostare l'attenzione sui problemi secondari e ricordare che i principali colpevoli restano sempre il proprietario, il presidente e - in ultima battuta - l'amministratore delegato. Perchè anche il dottor Pagano, in estate, disse a più riprese che il mercato in entrata non sarebbe stato condizionato dalle uscite e che il budget sarebbe stato sufficiente per allestire una rosa molto forte. La verità è che, purtroppo, anche stavolta abbiamo avuto ragione. Perchè scrivevamo le stesse cose anche dopo le cinque vittorie nelle prime cinque partite: questo organico non può ambire alla vittoria del campionato e, anzi, per potenzialità e prestazioni ha raccolto più di quanto meritasse, tra rigori al 92', penalty parati da Donnarumma e qualche rimonta frutto del cuore e del carattere e non certo di una supremazia tecnica.
Chi vuol vincere la C e un girone infernale come quello meridionale non può permettersi di subire tutti questi gol. Non ce ne voglia nessuno, ma Matino, Coppolaro, Anastasio, Frascatore, Ubani e Quirini sono, al massimo, delle discrete riserve. Per essere generosi. E il portiere? Alternare miracoli a estreme leggerezze non trasmette sicurezza a un reparto che già di suo fa acqua da tutte le parti: che possa servire anche un dodicesimo di maggiore spessore per aggiungere competitività negli allenamenti e mettere in discussione la titolarità a prescindere? Per non parlare di un centrocampo numericamente scarno e di un attacco che ha visto tutti smarrirsi progressivamente. Ferrari fa "ammuina" ma commette tanti falli e segna poco, Ferraris si è perso da quando ha cambiato ruolo, Liguori non c'entra nulla col 3-5-2 di Raffaele e Inglese è spaesato, spento, senza entusiasmo. E pensare che in estate i soliti fenomeni da tastiera mettevano in dubbio la notizia di una possibile partenza anticipata. Se dobbiamo vedere un calciatore costantemente anticipato dall'avversario e che segna una volta ogni tre mesi ci si senta liberi di lasciarlo partire, magari puntando su quel Lescano che ha un peccato da scontare: costa! Perchè, alla fine, il problema è sempre quello.
Vuoi che "mister miliardo", che sognava Cavani e si presentava nella sede dell'Inter con un assegno da 20 milioni di euro per prendere Pinamonti, non abbia le possibilità di acquistare chi vuole per stracciare la C e fare finalmente quello scatto d'orgoglio che è mancato anche dopo il sopruso subito ai playoff da parte dei vertici federali? Oggi parlerà Faggiano, siamo tutti curiosi di ascoltarlo. La speranza è che non sia la solita conferenza utile ad attaccare i giornalisti più critici o a elogiare la società. E' giusto essere aziendalisti e proteggere il gruppo con tre gare fondamentali ancora da giocare in questo nefasto 2025, ma il signor Faggiano ricordi sempre che l'insofferenza della piazza (che non ha mai contestato, preferendo la discutibile linea del sostegno a prescindere) deriva da due anni horror che, piaccia o no al ds, non possono essere cancellati con un colpo di spugna. La riportassero dove l'hanno presa, poi ne riparliamo. Viceversa la vendessero quanto prima. Per il vero amante dei colori granata la dignità sportiva conta più della categoria. Ai difensori di Iervolino chiediamo: ora vi sta bene questo galleggiamento e il passaggio da San Siro a campetti quasi di periferia? O è meglio, in assenza di investimenti milionari a gennaio, auspicare un passaggio di consegne, costi quel che costi?
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